WONDER WOMAN

di Patty Jenkins, con Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, David Thewlis, Danny Huston

WONDER WOMAN

Gal Gadot in Wonder Woman

Pietra tombale sul senso dell’umorismo. Un cinema di Austin, Texas, organizza proiezioni di “Wonder Woman” per sole spettatrici (segue cena, cucinata e servita da donne) e comincia la manfrina. Sarà mica sessismo rovesciato? Qualche giorno fa, a Parigi, la sindaca Anne Hidalgo aveva chiesto la cancellazione del Nyansapo Festival, in programma a fine giugno: la maggior parte degli appuntamenti erano riservati a donne nere, oltre all’accusa di sessismo c’era anche l’accusa di razzismo. George Cukor, da lassù, ricorda con affetto i fantastici anni Trenta, quando girò “Donne” con sole femmine sul set (una per rabbia mordeva il polpaccio della rivale: ogni protesterebbero anche gli animalisti).

 

     

Gal Gadot è magnifica, nei suoi bronzei completini – l’originale, disegnata nel 1941 dallo psicologo e inventore, oltre che fumettista, William Moulton Marston ispirandosi alle Amazzoni, sfoggiava calzoncini e mantello con i colori della bandiera Usa (il patriottico supereroe Captain America nasce lo stesso anno). Petulante da piccola, quando a tutti i costi vuole brandire la spada ammazza-dèi e passa un po’ di tempo prima che la ribelle venga allenata nella palestra di Robin Wright. Siamo a Themiscyra, immaginate un villaggio turistico a picco sul mare che più blu non si potrebbe. Protetta da un Iron Dome – a proposito, il Libano ha vietato il film, Gal Gadot è stata miss Israele e in Israele ha fatto il servizio militare – la felice isola femminista viene invasa da Chris Pine con il suo aeroplanino, inseguito dai tedeschi.

 

Spiegazione amazzonica: Ares il dio della guerra si è risvegliato, solo Diana (che nel frattempo ha scoperto il potere dei suoi braccialetti magici) può sconfiggerlo. Stacco su Londra, ritroviamo lo spadone infilato nell’abito da sera, mentre un cappottone nasconde le gambe. “Waiting for Gadot” era il titolo di una recensione dedicata a “Batman vs Superman”: “Wonder Woman” arrivava nel finale a salvare il mondo, mentre i supereroi maschi stavano lì a misurarselo. Vale anche qui, ma non basta per salvare il film: dalle trincee della guerra che avrebbe fatto finire tutte le guerre, si passa alla forza dell’amore, e lì cominciano i guai.

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