Arrivano i "black bloc vegan": la strategia del terrore contro i macellai

Enrico Cicchetti

Roma. Vetrine infrante a sassate, negozi imbrattati con adesivi e graffiti o inondati di sangue finto: i macellai francesi sono stanchi e spaventati e il 22 giugno hanno deciso di chiedere al ministro dell’Interno Gérard Collomb la protezione della polizia contro gli attacchi, sempre più numerosi, da parte di gruppi di vegani estremisti. Jean-François Guihard, capo della Cfbct – la Confederazione francese dei macellai e salumieri, che conta circa 18mila iscritti – ha scritto nella lettera inviata all'Hôtel de Beauvau che questi attacchi sono una forma di terrorismo: “È il terrore che queste persone stanno cercando di seminare, con l'obiettivo di far scomparire un'intera parte della cultura francese”, ha scritto Guihard, per “imporre all'immensa maggioranza delle persone il loro stile di vita, o anche la loro ideologia”. Sebbene vegetariani e vegani costituiscano solo una piccola percentuale della popolazione francese (un sondaggio del 2016 ha stimato che è la dieta scelta solo dal 3 per cento della popolazione) una frangia di vegani militante, intollerante e violenta sta prendendo sempre più piede: negli ultimi mesi, ad esempio, 15 macellerie dell'Esagono sono state cosparse di sangue finto.

      

“Contiamo sui di voi e sull’intero governo perché cessino il più rapidamente possibile le violenze fisiche, verbali e morali”, scrivono i macellai-salumieri, “preoccupati dalle conseguenze della mediatizzazione del modo di vita vegano”. Guihard si dice “scioccato” e denuncia anche le “intimidazioni” recenti, una “violenza” che si esercita “tanto a volto scoperto che mascherato”: oltre agli attacchi ai negozi, anche quelli su Internet sono l'arma privilegiata per minacciare i macellai. Il caso più eclatante è quello dell'attentato jihadista a Trèbes, nel sud-ovest del paese, dove quattro persone sono state uccise in un supermercato dal terrorista Radouane Lakdim. Tra le vittime c'era anche il macellaio 50enne Christian Medves. Su Facebook una militante vegana ha commentato: “Un assassino ucciso da un terrorista, ben gli sta. Non ho nessuna compassione per lui, anzi. Trovo che c’è una giustizia al mondo”. La donna è stata condannata a sette mesi di carcere per apologia del terrorismo.

    

Anche nel Regno Unito la strategia di guerriglia urbana della frangia più intransigente del microcosmo vegan, dovuta in particolare alla sigla “Animal Liberation Front”, è simile a quella attuata oltralpe: vetrine rotte o deturpate, serrande bloccate, minacce di morte e finte recensioni negative su piattaforme web come TripAdvisor e altre. Tim Bonner, amministratore delegato di Countryside Alliance – associazione che comprende agricoltori, allevatori e anche cacciatori, con circa 100.000 iscritti –, ha dichiarato al Telegraph: “C'è stata un'escalation di attacchi contro macellai, mercati e persino macelli ed è un'estensione delle campagne sui diritti degli animali che abbiamo visto in altre aree, usando le stesse tattiche incluso l'abuso online. Di solito attaccano piccole imprese indipendenti piuttosto che le più grandi, il che è piuttosto da codardi”. Secondo Bonner, gruppi internazionali coordinano gli attacchi in Gran Bretagna: “I social media sono stati un catalizzatore per gran parte di questa campagna, in grado di riunire gruppi internazionali che se trovano il giusto business indipendente portano un'enorme pressione su imprese familiari e agricoltori”, minacciando personalmente i macellai che "stanno solo portando avanti il ​​business che la loro famiglia ha avviato da generazioni”. Bonner ha anche affermato che i social network non prendono abbastanza sul serio queste minacce: “Nessuna delle piattaforme online considera questi abusi come farebbe con altre minoranze. Questo è comprensibile, ma deve esserci un'uguale risposta quando i macellai sono presi di mira”. Come nel caso della famiglia Marlow, che da 54 anni gestisce una macelleria ad Ashford, nel sud dell’Inghilterra. Dopo che i lavoratori hanno pubblicato su Facebook un post nel quale mostravano come l’Animal Liberation Front avesse vandalizzato il loro negozio, sono arrivate persino minacce di morte. Non vogliono solo “rovinare la nostra reputazione online, con recensioni e commenti negativi. Vogliono che chiudiamo e se non lo faremo minacciano di rompere le vetrine o mettere una bomba nel magazzino”, ha detto uno dei titolari al Telegraph. 

   

In Italia, nel 2013 un commando di vegani ha attaccato la festa degli arrosticini di Sassi, nel torinese, tranciando cavi elettrici e imbrattando gli stand con gli slogan del gruppo: “Veganismo e Giustizia”, “Mangia cadaveri” e anche con la sigla “Alf”, Animal Liberation Front. Nel dicembre 2016, nel mantovano, un gruppo di cacciatori impegnato nella cattura delle lepri è stato aggredito da un commando anti-caccia di nove persone, vestite completamente di nero, che sono sbucate dalla nebbia e hanno cominciato a minacciarli di morte. Un cacciatore di 66 anni è finito in ospedale con una frattura vertebrale. Per altri edificanti esempi, basta scorrere pagine Facebook come “Fronte animalista” o “Centopercentoanimalisti” che, curiosamente, – come ricorda Facci su Libero – ha anche dei legami con l'estremismo di destra, mentre “a sinistra l' animalismo è più pomposamente ufficiale od organico”. 

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