Il Papa antipopulista

Leone XIV chiude l'età dell'austerity vaticana: basta con i tagli salariali. Le condizioni che portarono alla decisione di Bergoglio "possono essere superate", dice il Pontefice 


14 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:49
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(Foto Ansa)

L’austerity vaticana è finita. Oggi a mezzogiorno è stato diffuso il motu proprio di Leone XIV che abroga “Un futuro sostenibile”, la lettera apostolica di Papa Francesco risalente al marzo del 2021 con cui stabiliva “misure di contenimento salariale” che sospendeva la maturazione degli scatti biennali di anzianità e tagliava le retribuzioni di cardinali, superiori, ecclesiastici e religiosi in misura variabile fra il tre e il dieci per cento (il dieci toccava ai porporati, i più penalizzati). Cinque anni e mezzo dopo, il nuovo Pontefice decide che è ora di tornare al passato, visto che le condizioni che portarono alla decisione di Bergoglio “possono ora essere superate”. Tra le condizioni che comportarono la sforbiciata ci fu la crisi pandemica legata al Covid che privò le casse vaticane degli introiti assai ingenti dei Musei Vaticani, rimasti chiusi.
Ora che le frotte di visitatori sono tornate (e non da ieri), si può voltare pagina. Ovviamente, resta la “certezza che le Istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell'impegno di garantire la sostenibilità economica”. Quanto agli scatti, che interessavano tutti – ma i laici solo dal quarto livello in su, quindi risparmiando i redditi più bassi – il motu proprio chiarisce che sono fatti salvi “in via definitiva, gli effetti prodotti nel periodo della vigenza” del documento di Francesco. In sostanza, quel che è stato applicato allora resta invariato. Un bel regalo che il Papa ha fatto ai suoi collaboratori nel giorno del suo settantunesimo compleanno. Di certo non mancheranno le polemiche fra i leoni da tastiera, i rabbiosi pronti a sparare contro la solita casta ricca che non pensa ai poveri. Un refrain, tristissimo, cui si è ormai abituati.