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Il Papa chiude la polemica, Trump legge la Bibbia. Durerà la tregua?
Il presidente americano, dalla Casa Bianca, leggerà alcuni versetti dell’Antico Testamento, tratti dal secondo libro delle Cronache: “Se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà, pregherà e ricercherà il mio volto, e si convertirà dalle sue vie malvagie, ascolterò dal cielo e perdonerò il suo peccato e risanerò la sua terra”
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21 APR 26

Trump durante un momento di preghiera ad Atlanta
Roma. Questa sera Donald Trump, dalla Casa Bianca, leggerà alcuni versetti dell’Antico Testamento, tratti dal secondo libro delle Cronache: “Se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà, pregherà e ricercherà il mio volto, e si convertirà dalle sue vie malvagie, ascolterò dal cielo e perdonerò il suo peccato e risanerò la sua terra”. Lo farà (in realtà il video è già stato registrato) nell’ambito degli otto giorni di letture continue della Bibbia, dalla Genesi all’Apocalisse, per ottantaquattro ore complessive. “Avevamo bisogno di un momento simile nel nostro paese, oggi”, ha detto l’organizzatrice dell’evento, Bunni Pounds, fondatrice di Christians Engaged.
“Avevamo bisogno di qualcuno di speciale per leggere il capitolo sette del secondo libro delle Cronache”, ha aggiunto Pounds, rimarcando come i versetti scelti parlino in qualche modo di pentimento. Non è un passaggio casuale, quello scelto: nel 2016, all’indomani della vittoria di Trump contro Hillary Clinton, Anne Graham Lotz (nota per essere la figlia di Billy Graham) disse che il successo dell’esponente repubblicano era un segno che “Dio sta rispondendo alle preghiere del suo popolo, proprio come ha promesso nel secondo libro delle Cronache, al versetto quattordici del capitolo settimo”. Una sorta di consacrazione, dunque, che oggi si ripete. Il presidente non sarà l’unico membro dell’Amministrazione a partecipare alla maratona: con lui, naturalmente, il segretario alla Guerra Pete Hegseth, ma anche il segretario di stato Marco Rubio e il capo dello staff Susie Wiles. Il tutto avviene a una settimana dall’incidente diplomatico con la Santa Sede, dopo gli strali di Trump diretti contro il Papa – “gli piace la criminalità”, “è terribile”, “non capisce nulla di politica estera”, “dovrebbe ringraziarmi per essere stato eletto”, eccetera – e le maldestre precisazioni di J. D. Vance, che parlando di guerra giusta è finito con il raccomandare (lui, neoconvertito) “cautela” al Pontefice quando parla di teologia. Leone XIV ha ribadito in aereo che non è interessato a dibattere con Trump, che il suo compito è un altro e che non bisogna leggere in tutto quel che dice una risposta, diretta o indiretta, alla Casa Bianca. E’ innegabile, però, che il dispaccio trumpiano diffuso su Truth mentre Prevost stava per imbarcarsi alla volta di Algeri abbia in parte oscurato la portata del viaggio apostolico in Africa. Un viaggio lungo (dieci giorni) che tocca quattro paesi, realtà diverse tra loro e questioni complicate sul terreno. Dialogo interreligioso, guerre fratricide, povertà, crescita della fede. Leone ha anche sottolineato che i discorsi di questi giorni sono stati scritti due settimane fa, ben prima che Trump partisse con i capi di imputazione. Il tutto per stemperare la tensione e cercare di chiudere al più presto una diatriba innescata da Washington dalle conseguenze non facilmente immaginabili.
Si è subito chiuso, invece, il caso della statua di Gesù Crocifisso presa a martellate da un soldato israeliano nel sud del Libano. Dopo che la foto aveva fatto il giro del web, l’Idf è intervenuta immediatamente con un’inchiesta interna e con l’ordine di riposizionare la statua al suo posto. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha scritto sui social che “l’aggressione a un simbolo religioso cristiano da parte di un soldato dell’Idf nel sud del Libano è grave e vergognosa. Lodo l’Idf per il suo comunicato, per la condanna dell’accaduto, per l’inchiesta in corso sull’argomento e sono convinto che verranno intraprese le misure drastiche necessarie nei confronti di chi ha compiuto questo atto ignobile. Questa azione vergognosa è in totale contrasto con i nostri valori. Israele è uno stato che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri e promuove la tolleranza e il rispetto tra le religioni. Ci scusiamo per questo incidente e davanti a ogni cristiano i cui sentimenti sono stati feriti”. Gli ha fatto eco il premier Benjamin Netanyahu: “Ieri, come la stragrande maggioranza degli israeliani, sono rimasto sbalordito e rattristato nell’apprendere che un soldato dell’Idf ha danneggiato un’immagine religiosa cattolica nel Libano meridionale. Condanno l’atto nei termini più forti. Le autorità militari stanno conducendo un’indagine penale sulla questione e adotteranno un’azione disciplinare adeguatamente severa contro il colpevole”.
Proprio oggi, intanto, dopo aver lasciato l’Angola, il Pontefice atterrerà a Malabo, in Guinea Equatoriale. E’ l’ultima tappa del viaggio, prima del ritorno a Roma giovedì prossimo. Oggi sarà letto un suo messaggio nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove alle 18.00 sarà celebrata la messa nel primo anniversario della morte di Papa Francesco, avvenuta il 21 aprile di un anno fa. Nell’occasione, sarà svelata una lapide commemorativa “a perenne memoria dello speciale legame tra Papa Francesco e la venerata icona della Salus Populi Romani”, di fronte alla quale Jorge Mario Bergoglio sostò in preghiera per 126 volte durante il pontificato.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.