•
Se J.D. Vance dà lezioni di teologia al Papa
"L'egomania di Donald Trump è ormai arrivata a un punto tale che è disposto a mostrare disprezzo per il Papa e a rappresentarsi come Gesù Cristo", dice il filosofo Edward Feser. Intanto, Leone XIV non accenna al caso Trump durante la seconda tappa del suo viaggio in Africa. Lasciata l'Algeria, è atterrato in Camerun
di
16 APR 26

Il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance
Roma. “Come valuto l’attacco di Donald Trump contro Papa Leone XIV? Come tutto il resto in Trump, anche questo attacco è guidato dal suo enorme ego. Non è un uomo complicato. Le sue parole e il suo comportamento nel corso di molti decenni mostrano chiaramente che orgoglio e vanagloria sono le sue motivazioni principali, e tutto ciò che ritiene possa accrescere la propria gloria prevale su ogni altra considerazione”. A dirlo, in una conversazione con il Foglio, è Edward Feser, filosofo americano, cattolico e conservatore. Uno di quelli convinti che lo stato liberale abbia concluso la sua parabola. Insomma, non certo un pericoloso obamiano iscritto d’ufficio alla lista dei “perdenti”, per dirla con Trump, che anche ieri ha ribadito di saperne più del Pontefice quantomeno in politica estera. Trump che “quando mostra moderazione – dice Feser – lo fa solo per interesse personale. E nell’ultimo anno ha mostrato molta meno moderazione proprio perché non deve affrontare una rielezione ed è interessato a lasciare il segno nella storia nel tempo che gli resta. Questa è la ragione di azioni bizzarre e avventate come il tentativo di annettere la Groenlandia, il piano tariffario estremamente drastico di un anno fa, guerre o minacce di guerra in Venezuela, Iran e altrove, l’intitolazione di cose a suo nome e grandi progetti edilizi, e così via. E l’egomania è ormai arrivata a un punto tale che è disposto a mostrare disprezzo per il Papa e a rappresentarsi come Gesù Cristo”. Da cosa deriva tutto ciò? “Se sia malato mentalmente è difficile dirlo, ma è certamente molto malato spiritualmente, e i cortigiani che lo circondano, che lo adulano continuamente e minimizzano o giustificano i suoi eccessi, stanno arrecando un grave danno alla sua anima. I molti cristiani che fanno questo sono particolarmente riprovevoli. Se credono davvero a ciò che affermano, dovrebbero capire che stanno contribuendo alla sua mancanza di pentimento e al rischio della dannazione. Non sono suoi veri amici. E incoraggiando il suo cattivo comportamento, danneggiano non solo lui, ma anche il paese e il mondo”. Il problema, però, non è solo Trump. Il suo vice, J. D. Vance, dà eco all’attacco domenicale del presidente. Se Trump passava da riflessioni sulla “debolezza” di Leone sul fronte della criminalità e lo accusava di ingratitudine per non aver riconosciuto il ruolo di The Donald in Conclave, a Vance è affidato il compito di dare struttura “teologica” all’assalto. Con risultati discutibili, vista l’argomentazione.
Dopo aver detto che il Pontefice dovrebbe occuparsi di morale e non di politiche pubbliche americane – torna il vecchio principio della libera Chiesa in libero stato, dove la Chiesa diventa un alleato se fa e dice quel che vuole il detentore del potere laico – in un altro intervento ha approfondito la questione: il Papa “dice che Dio non è mai dalla parte di coloro che brandiscono la spada”, ma “c’è una tradizione di più di mille anni della teoria della guerra giusta. Nello stesso modo in cui è importante per il vicepresidente degli Stati Uniti essere cauto quando parlo di questioni di politica pubblica, penso che sia molto, molto importante per il Papa essere cauto quando parla di questioni di teologia. E penso che uno di questi problemi qui sia che c’è stato – se stai per esprimere un’opinione su questioni di teologia, devi essere cauto, devi assicurarti che sia ancorata alla verità, e questa è una delle cose che cerco di fare, ed è certamente qualcosa che mi aspetterei dal clero, che siano cattolici o protestanti”.
Ieri pomeriggio, intanto, il Papa è giunto in Camerun, seconda tappa del suo viaggio africano che lo terrà lontano da Roma fino al prossimo 23 aprile. Lasciata l’Algeria – il Pontefice ha rimarcato l’attualità e la forza ancora viva di sant’Agostino –, è atterrato a Yaoundè, dove nel suo primo discorso ufficiale, al Corpo diplomatico e alle autorità locali, ha auspicato ancora una volta la pace che però “non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. La pace, ha detto Leone XIV, non si decreta: si accoglie e si vive”.
Di più su questi argomenti:
Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.