•
La Passione di Papa Leone XIV
Prima della Via Crucis al Colosseo, il Pontefice sente il presidente israeliano Isaac Herzog. Ancora una volta, però, la sintesi del confronto è quasi opposta. Molto meglio il “cordiale colloquio” con Zelensky
di
4 APR 26

Papa Leone XIV riceve in udienza Isaac Herzog il 4 settembre 2025
Roma. Nel giorno in cui Leone XIV vive la sua prima Via Crucis al Colosseo, con meditazioni scritte da padre Francesco Patton, già Custode di Terra Santa, il presidente israeliano Isaac Herzog ha telefonato al Pontefice dando poi conto sui social dei contenuti della conversazione: “In occasione della Pasqua ebraica e della Pasqua cristiana, ho parlato stamattina con Papa Leone XIV e ho portato i miei saluti ai figli e alle figlie delle comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il mondo, e abbiamo espresso la comune speranza di un futuro migliore per i bambini di tutte le religioni. Abbiamo discusso della guerra con l’Iran e degli attacchi missilistici contro civili di diverse fedi in Israele e in tutta la regione. Abbiamo anche parlato della situazione in Libano e dell’importanza di garantire la sicurezza delle comunità cristiane su entrambi i lati del confine. Ho sottolineato l’importanza che Israele attribuisce alle sue relazioni con il Vaticano e con il mondo cristiano, e la necessità di promuovere un’efficace cooperazione tra i leader mondiali e le religioni nella lotta contro l’antisemitismo”. Un po’ diverso il comunicato diffuso dalla Santa Sede: intanto, e non è affatto un caso, non compare alcun riferimento alla “cordialità” che sempre viene messa per iscritto nelle Note di questo tipo. Sintetico è poi il contenuto: “E’ stata ribadita la necessità di riaprire tutti i possibili canali di dialogo diplomatico, per porre fine al grave conflitto in corso, in vista di una pace giusta e duratura in tutto il medio oriente. Nel prosieguo della conversazione ci si è soffermati sull’importanza di proteggere la popolazione civile e di promuovere il rispetto del diritto internazionale e umanitario”. Fine.
E’ il segnale, evidente, che i problemi sono tutti ancora sul tavolo. Se Roma non ha voluto versare benzina sul fuoco dopo l’incidente di domenica al Santo Sepolcro, le questioni aperte non sono affatto risolte. Herzog parla degli attacchi missilistici iraniani, il Vaticano risponde con la necessità di parlare con tutti e di proteggere il rispetto del diritto internazionale e umanitario. Sull’antisemitismo – tema che il comunicato di Roma non menziona affatto – è scontata la convergenza del presidente israeliano e di Prevost, che più volte ha denunciato la diffusione sempre più intensa dei fenomeni antisemiti.
In ogni caso, per comprendere la differenza d’approccio, è sufficiente leggere l’altro comunicato diffuso ieri mattina dalla Sala stampa della Santa Sede, relativo alla telefonata intercorsa tra il Papa e Volodymyr Zelensky. Intanto, in questo caso il colloquio è stato “cordiale” e Leone XIV ha ribadito la “sua vicinanza al popolo ucraino”. Quindi, “ci si è soffermati sulla situazione umanitaria, ribadendo l’urgenza di assicurare gli aiuti necessari alla popolazione provata dal conflitto. Si è altresì fatto riferimento agli sforzi volti a favorire iniziative di carattere umanitario, specialmente per quanto riguarda la liberazione dei prigionieri. Infine è stato rinnovato l’auspicio che, con l’impegno e il concorso della comunità internazionale, si possa giungere quanto prima alla cessazione delle ostilità e a una pace giusta e duratura”. Che l’Ucraina sia considerata incontestabilmente la vittima, da queste righe, appare lampante.
Sono tutte questioni che torneranno al culmine del Triduo pasquale con la Veglia di questa sera in San Pietro e, ancor di più, con il Messaggio che precederà la Benedizione Urbi et orbi di domenica. Circostanze che sono sempre l’occasione per i pontefici di aprire uno squarcio sui drammi dell’umanità ferita da conflitti. Da settimane, Leone XIV è sotto pressione di chi vorrebbe che “dicesse di più” sia rispetto all’America trumpiana sia alle azioni di Benjamin Netanyahu. Il Papa, consapevole che il terreno è pieno di insidie e i rischi di strumentalizzazione altissimi, vola più alto. Come nell’omelia della messa in Coena Domini, quando ha citato Benedetto XVI per dire che “noi dobbiamo apprendere sempre di nuovo che la grandezza di Dio è diversa dalla nostra idea di grandezza, perché sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non della Passione. Noi siamo sempre tentati di cercare un Dio che ‘ci serve’, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere”.
Di più su questi argomenti:
Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.