Anche Bartolomeo I finisce nel mirino di Erdogan
Il Patriarca di Costantinopoli sotto il fuoco incrociato della stampa turca che parla di una sorta di triade che avrebbe cospirato contro il legittimo governo: GĂźlen, la Cia e il Patriarcato.
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12 AUG 20

Roma. Alla fine, tra le migliaia di presunti sostenitori del golpe contro Recep Tayyip Erdogan dello scorso luglio, tra giornalisti, militari, giudici e professori universitari, ci sarebbe anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Eâ la prima volta che, dalla notte in cui per qualche ora la leadership di Erdogan era sembrata in pericolo, la stampa turca prende di mira Bartolomeo. Il primato va al quotidiano Aksam, che nei giorni scorsi ha dato conto del presunto coinvolgimento del religioso in un articolo di prima pagina, senza risparmiare dettagli e particolari, con corredo fotografico ritraente insieme Bartolomeo e Fethullah GĂźlen. Foto risalenti però agli anni Novanta, quando il predicatore non si era ancora ritirato nei boschi della Pennsylvania e di Erdogan era ancora grande amico e consigliere. Aksam parla di una sorta di triade che avrebbe cospirato contro il legittimo governo: GĂźlen, la Cia e il Patriarcato. La ragione del coinvolgimento di questâultimo sarebbe da riscontrare nel riavvicinamento tra Ankara e Mosca, e â di conseguenza â tra la Turchia e il Patriarcato ortodosso russo guidato da Kirill, in rapporti freddi (eufemismo) con Bartolomeo. Il problema è che il cuore della ricostruzione del quotidiano poggia su un dossier attribuito allâex ambasciatore americano in Yemen, Arthur Hughes, in cui si dava conto del rapporto stretto e continuo tra GĂźlen e Bartolomeo, che è risultato essere un falso. Lo ha dichiarato lo stesso diplomatico di Washington, che ha ottenuto la rimozione dellâarticolo dal web.
Al di lĂ dei contenuti veri o presunti del dossier, ciò che rileva è che a finire nel mirino del repulisti erdoganiano è pure il Patriarcato di Costantinopoli, che pure sâera mostrato assai prudente â per qualcuno fin troppo â nelle settimane successive al mancato golpe. Non una parola fuori dalle righe, semmai tanta solidarietĂ ufficialmente espressa al governo. Allâindomani del ritorno trionfale di Erdogan a Istanbul, tra ali di folla osannanti, nel documento diffuso dai leader religiosi locali in cui si sottolineava âla profonda tristezza dovuta agli incidenti di terrore che hanno disturbato la pace nella nostra bellissima nazione e nel mondoâ, câera anche la firma di Bartolomeo. Non è bastato. Secondo diversi osservatori, le autoritĂ hanno colto la palla al balzo per mandare un messaggio chiaro a uno dei vertici religiosi del paese che godono di maggior prestigio allâestero. Con una postilla diretta anche alla Santa Sede, con la quale le relazioni sono tormentate da piĂš dâun anno, da quando cioè il Papa in San Pietro parlò del genocidio armeno compiuto dallâImpero ottomano in disfacimento (concetto ribadito a giugno durante il viaggio in Armenia). Proprio nei mesi scorsi, ben prima del golpe tentato e fallito, sempre Aksam dava conto delle chiese finanziate in territorio americano da GĂźlen, operazione che â si leggeva nellâarticolo di allora â di certo âha fatto piacere in Vaticanoâ. CosĂŹ come avrebbe fatto piacere, secondo le stesse fonti, lâaccordo stretto tra lâUniversitĂ di Lovanio e il predicatore rifugiato in Pennsylvania per formare in Belgio imam da sostituire a quelli lĂŹ spediti da Ankara. Circostanza che lâateneo cattolico ha smentito. A giustificazione delle teorie complottiste e dellâalleanza tra la chiesa e il cosiddetto âparastatoâ, veniva citato perfino Giovanni Paolo II, reo dâaver incontrato GĂźlen quasi ventâanni fa, nel 1998.
Dal Fanar, sede del Patriarcato, si âdeploranoâ intanto le âfalse accuseâ. Una nota firmata dal responsabile delle relazioni con la stampa, il protopresbitero Dositheos Agnostpoulos, smentisce ogni coinvolgimento, e fonti dello stesso Patriarcato osservano allâagenzia Fides che tutto pare essere unâoperazione architettata per mettere in difficoltĂ Bartolomeo, che per ora continua a mantenere una posizione defilata, agendo di diplomazia. Con la mente proiettata in avanti, conscio che per operare, al suo successore â chiunque sarĂ â dovrĂ necessariamente essere concessa la cittadinanza turca. Cosa, a oggi, tuttâaltro che scontata.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). à caporedattore dal 2020.