Il Papa "al confino" contro la cultura dell'eutanasia

Francesco, nella sua prima intervista sulla crisi da Covid, attacca il "neomalthusianismo che oggi vediamo nella selezione delle persone secondo la possibilità di produrre, di essere utili: la cultura dello scarto”

Papa Francesco ha concesso la sua prima intervista sulla crisi mondiale causata dalla pandemia allo scrittore e giornalista britannico Austen Ivereigh, autore della biografia del Pontefice Tempo di misericordia. L’intervista è stata pubblicata oggi in contemporanea sul Tablet di Londra e sul Commonweal di New York. In esclusiva ABC offre il testo originale in spagnolo e La Civiltà Cattolica la sua traduzione ufficiale in italiano. “Ci stiamo rendendo conto che tutto il nostro pensiero, ci piaccia o non ci piaccia, è strutturato attorno all'economia. Si direbbe che nel mondo finanziario sacrificare sia normale. Una politica della cultura dello scarto. Penso per esempio alla selettività prenatale - spiega il Pontefice - o alla cultura dell'eutanasia, legale o occulta, in cui all'anziano le medicine si danno fino a un certo punto”.

  

   

“Per un Pontefice che parla sin dall’inizio del suo ministero petrino di una 'chiesa in uscita'”, scrive nel suo commento all'intervista il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro S.I., “la situazione di essere al 'confino' è paradossale. La celebrazione, conclusasi con la benedizione Urbi et Orbi, del venerdì 27 marzo in una piazza San Pietro vuota è stata l’immagine di una condizione universale. Il vuoto della piazza ha assorbito in sé le voci di un mondo malato o a rischio di malattia chiamato a stare a casa, in isolamento o in quarantena. Mai piazza San Pietro è stata più gremita di gente come quel venerdì”. E le parole del Papa, anche nelle dichiarazioni pubblicate oggi, vanno lette con cura perché aiutano ad andare avanti in questi giorni duri, ma anche a riflettere, a mettere in dubbio la concezione più facile che abbiamo della vita, ad abbracciarne la fatica e il dolore come parte ineliminabile. Invece di abortire i figli malati ed abbandonare alla morte gli anziani, il Papa invita a farsene carico, a scegliere il percorso più difficile. “Oggi, in Europa, quando si cominciano a sentire discorsi populisti o decisioni politiche di tipo selettivo non è difficile ricordare i discorsi di Hitler nel 1933, più o meno gli stessi che qualche politico fa oggi”, dice Francesco.

 

“È vero, alcuni governi hanno preso misure esemplari, con priorità ben definite, per difendere la popolazione. Ma ci stiamo rendendo conto che tutto il nostro pensiero, ci piaccia o non ci piaccia, è strutturato attorno all’economia. Si direbbe che nel mondo finanziario sacrificare sia normale. Una politica della cultura dello scarto. Da cima a fondo. Penso per esempio alla selettività prenatale. Oggi è molto difficile incontrare per strada persone con la sindrome di Down. Quando la si vede nelle ecografie, li rispediscono al mittente. Una cultura dell’eutanasia, legale o occulta, in cui all’anziano le medicine si danno fino a un certo punto. Penso all'enciclica di papa Paolo VI, la Humanae vitae - continua nell'intervista - la grande problematica su cui all'epoca si concentravano i pastoralisti era la pillola. E non si resero conto della forza profetica di quell'enciclica, anticipatoria del neomalthusianismo che stava preparandosi in tutto il mondo. È un avvertimento di Paolo VI riguardo all'ondata di neomalthusianismo che oggi vediamo nella selezione delle persone secondo la possibilità di produrre, di essere utili: la cultura dello scarto”. “I senzatetto restano senzatetto - aggiunge Francesco - giorni fa ho visto una fotografia, di Las Vegas, in cui erano stati messi in quarantena in un parcheggio. E gli alberghi erano vuoti. Ma un senzatetto non può andare in un albergo. Qui la si vede all'opera, la teoria dello scarto”. 

 

"Sto vivendo questo momento con molta incertezza. È un momento di molta inventiva, di creatività", prosegue il Papa. "Penso alle mie responsabilità attuali e nel dopo che verrà. Quale sarà, in quel dopo, il mio servizio come vescovo di Roma, come capo della Chiesa? Quel dopo ha già cominciato a mostrarsi tragico, doloroso, per questo conviene pensarci fin da adesso - spiega - attraverso il dicastero per lo Sviluppo umano integrale è stata organizzata una commissione che lavora su questo e si riunisce con me. La mia preoccupazione più grande - almeno, quella che avverto nella preghiera - è come accompagnare il popolo di Dio e stargli più vicino. Questo è il significato della Messa delle sette di mattina in live streaming, seguita da molti che si sentono accompagnati; come pure di alcuni miei interventi e del rito del 27 marzo in piazza San Pietro. E di un lavoro piuttosto intenso di presenza, attraverso l'Elemosineria apostolica, per accompagnare le situazioni di fame e di malattia". Il Papa, sull'attuale momento di pandemia e isolamento in Vaticano, sottolinea anche che "la Curia cerca di continuare a lavorare, di vivere normalmente, organizzandosi in turni affinché non ci siano mai troppe persone tutte insieme. Una cosa ben pensata. Manteniamo le misure stabilite dalle autorità sanitarie. Qui nella Casa S.Marta sono stati fissati due turni per il pranzo, che aiutano ad attenuare l'afflusso. Ciascuno lavora nel suo ufficio o da casa, con strumenti digitali. Sono tutti al lavoro, nessuno resta in ozio".

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