Il Vaticano con le sardine, la Cei tace

Parolin invita a “cogliere quel che c’è di buono” nel movimento
di
11 DEC 19
Immagine di Il Vaticano con le sardine, la Cei tace

foto LaPresse

Il cardinale segretario di stato, Pietro Parolin, negli ultimi tempi è assai loquace. Non sono infrequenti i suoi interventi sulla situazione politica italiana, benché sempre prudenti e attenti a restare per quanto possibile nell’ambito della mera analisi della “situazione” sul campo, senza mostrare particolari inclinazioni verso l’una o l’altra delle proposte. Ieri, conversando con i giornalisti a margine di un evento all’ospedale Bambino Gesù di Roma, Parolin ha parlato delle sardine che nelle ultime settimane riempiono le piazze da un capo all’altro dell’Italia: “Io non sono un membro delle sardine, credo che l’importante sia cogliere tutto quello che di buono c’è anche in questi movimenti e cercare di valorizzarlo sempre per il bene del paese”. Solo il giorno prima, l’invece sempre loquace Nunzio Galantino, a suo tempo segretario generale della Cei e ora presidente dell’Apsa vaticana, aveva detto “non posso che avere simpatia per questi ragazzi, che prendono l’iniziativa per dire a noi adulti che non ce la fanno più a sentirci solo gridare”.
E’ la conferma che oltretevere alle questioni italiane si guarda eccome, altro che disinteresse da parte del pontificato bergogliano. Inoltre, ed è forse l’aspetto più rilevante, l’uscita di Parolin anticipa ancora una volta una eventuale – non affatto scontata – presa di posizione della Conferenza episcopale su quanto accade nella politica italiana. Finora, dal quartier generale sull’Aurelia, solo silenzio. Come parecchie volte è accaduto negli ultimi anni. Si vedrà se ora, dopo il “pronunciamento” vaticano, qualcosa si muoverà. La linea del basso profilo, portata avanti dal cardinale Gualtiero Bassetti – che poco ha gradito le intromissioni esterne volte a chiedere un Sinodo per l’Italia, soluzione gradita al Papa, meno alla maggioranza dei vescovi – non sembra produrre grandi risultati, se non quello di mostrare una Cei in perenne affanno, costretta poi – volente o nolente – a posizionarsi sulla strada già tracciata nei Sacri palazzi.