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Da dove viene e cosa vuole Tomassini, inventore della Netflix del Vaticano

Film, documentari e una nuova piattaforma. Spunti e idee future

20 Ottobre 2019 alle 02:08

Da dove viene e cosa vuole Tomassini, inventore della Netflix del Vaticano

Foto LaPresse

Roma. Tutto comincia nel dicembre 2012 con un tweet, 140 caratteri lanciati in rete da Papa Francesco. Il Vaticano non è arrivato certo tra i primi sui social media, ma ha messo in moto una macchina che non si è più fermata. Adesso, vuole sfidare niente meno che Netflix e i colossi della streaming tv. Il suo nome è VatiVision e diventerà operativa la prossima primavera. La nuova piattaforma offrirà film, documentari e ogni tipo di emissioni di contenuto religioso a un bacino di un miliardo e 300 mila utenti, una sfida non facile, sostenuta dal successo che hanno avuto alcune trasmissioni televisive come “Stanotte in San Pietro” e “Ulisse il piacere della scoperta”, con Alberto Angela, programmi di divulgazione realizzati in collaborazione tra la Rai, Vatican News e la società di produzione bergamasca Officina della comunicazione. Sarà proprio quest’ultima, guidata da Nicola Salvi, presidente, ed Elisabetta Sola, a fornire i contenuti per VatiVision.

 

Venerdì prossimo 25 ottobre al Maxxi nell’ambito della Festa del cinema di Roma presenterà Churchbook, un viaggio nella redazione che si occupa della comunicazione sociale del Papa per “raccontare questa rivoluzione ancora in atto”. Nella library di Officina della comunicazione ci sono film e programmi di successo (La strada di Paolo, Ligabue, Io Arlecchino, oltre a documentari di soggetto strettamente religioso). Ma adesso la sfida si fa più ardua. La infrastruttura tecnologica verrà fornita da Vetrya che ha il 25 per cento di VatiVision (il 75 per cento è di Officina) e la presidenza affidata a Luca Tomassini, fondatore della startup con sede a Orvieto, arrivata al fatturato di quasi 60 milioni, quotata in borsa sul mercato Aim e radicata anche nella Silicon Valley.

 

Tomassini è uno dei padri dei cellulari in Italia. Entrato in Sip nel 1987 a 22 anni, lavora fin da subito allo sviluppo della telefonia mobile. Tre anni dopo entra in funzione la rete basata sul protocollo E-tacs di derivazione inglese. E’ solo l’inizio del percorso che porta al Gsm. Quando la Sip nel 1995 diventa Telecom Italia, Tomassini si dedica alla rete, finché tre anni dopo al vertice della Telecom fresca di privatizzazione arriva Franco Bernabè e nasce un sodalizio che continua anche quando Bernabè lascia la compagnia telefonica dopo la scalata di Roberto Colaninno. Nel 2007 Bernabè torna in Telecom e Tomassini va con lui a inventare CuboVision. Nel 2010, durante un viaggio in California, lui e la moglie Katia Sagrafena, conosciuta in Sip, decidono di compiere il grande salto e fondare Vetrya per sviluppare software, piattaforme multimediali, tecnologie che sono alla base dello streaming. I video diventano il core business e dopo sei anni la compagnia guidata dai coniugi Tomassini entra in Borsa. Adesso arriva un’altra scommessa. Ai suoi studenti, all’Università di Viterbo o alla Luiss, ripete sempre: “Chi si ostina nella conservazione compromette se stesso: l’innovazione è inarrestabile, dunque il conservatore sarà comunque condannato a fare i conti con un panorama diverso, a cui dovrà giocoforza adattarsi, in maniera a quel punto più traumatica”. E aggiunge: “In Italia non esiste un ecosistema per l’innovazione. Ci vuole un reale choc culturale. L’Italia negli ultimi trent’anni ha sviluppato importati innovazioni che hanno cambiato il mondo (mp3, accelerometro 3D, microchip, ecc…), ma sono state pensate qui e sviluppate fuori”. Torniamo in Vaticano. “I prodotti tv o cinematografici a carattere religioso sono difficili da distribuire – spiega Nicola Salvi – Noi vogliamo renderli accessibili al più grande pubblico”. Il paragone con Netflix fa titolo, ma attenzione, VatiVision ha una missione chiara, precisa Salvi: “Vogliamo contribuire a diffondere il messaggio cristiano”.

Stefano Cingolani

Nato nel bel mezzo del secolo scorso a Recanati, è tornato alla luce in seguito a recenti scavi. Dopo tanto girovagare per giornali (L’Unità, Il Mondo, Corriere della sera, Il Riformista) e città (Milano, New York, Parigi), in cerca di stimoli e affetti, ha trovato al Foglio il rifugio agognato. Ha scritto “Le grandi famiglie del capitalismo italiano” e “Guerre di mercato”. Sopraffatto dalla colpa per non essere riuscito ad assicurare un futuro certo alla figlia maggiore e per non fare i compiti con quella minore, passa il tempo tra l’impero romano-cristiano e la terza globalizzazione (prima o poi riuscirà a spiegare entrambi?). Va al mare sul Baltico, ma vorrebbe essere sul Patna con Lord Jim o a Long Island con Jay Gatsby.

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