Emanuela Orlandi, tombe scoperchiate in Vaticano
La Santa sede da sempre accusata di avere intralciato la ricerca della verità. Ora, tra pavimenti scavati sulla Salaria e sepolcri aperti nel Camposanto teutonico, almeno questo refrain potrà essere archiviato
di
2 JUL 19
Ultimo aggiornamento: 08:32 PM

foto LaPresse
La triste vicenda di Emanuela Orlandi s’è ormai trasformata in una saga che neppure Dan Brown, probabilmente, avrebbe saputo mettere su carta. Dopo i resti trovati sotto il pavimento della nunziatura italiana e subito collegati alla ragazza scomparsa nel 1983 – era l’apertura di parecchi siti d’informazione – salvo poi scoprire da qualche trafiletto a pagina 25, 27, 32 che erano ossa di un antico romano – adesso è la volta della tomba vaticana. Messaggi segreti, enigmi da risolvere, statue di angeli che indicherebbero di scavare proprio lì dove indica il dito. E misteriose manine che periodicamente adornano di freschi fiori due vecchie tombe, apparentemente senza motivo.
Dopo altre lettere ai giornali, dichiarazioni di avvocati e interviste, da oltretevere hanno dato il via libera a scoperchiare le tombe sospette, il prossimo 11 luglio. E’ la prima fase di un’operazione, si spiega in Vaticano, che porterà poi alla catalogazione dei reperti e alla datazione dei resti. Per anni la famiglia Orlandi ha denunciato la scarsa – o nulla – collaborazione delle autorità vaticane nell’inchiesta che si riprometteva di chiarire che fine avesse fatto Emanuela. Ora, tra pavimenti scavati sulla Salaria e sepolcri aperti nel Camposanto teutonico, almeno questo refrain potrà essere archiviato. Che poi si trovi qualcosa, lo diranno gli esami. Ma almeno per una sera i torbidi sospetti sull’oscuro Vaticano che tutto nasconde potranno essere riposti nel vasto libro dei complotti.
Di più su questi argomenti:
Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.