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“Non si parla più della morte”, dice mons. Paglia. Ha ragione. Ma è anche colpa sua

Anni di convegni in Vaticano su clima, dieta mediterranea e pannelli solari hanno fatto dimenticare i princìpi fondamentali

5 Dicembre 2018 alle 06:14

“Non si parla più della morte”, dice mons. Paglia. Ha ragione. Ma è anche colpa sua

Pieter Bruegel, "Il trionfo della morte"

Roma. Monsignor Vincenzo Paglia ha ragione. “Non si parla più della morte, la colpa è anche di noi cristiani”, ha detto ieri al Corriere della Sera intervistato per il lancio del suo nuovo libro, Vivere per sempre. L’esistenza, il tempo e l’Oltre (Piemme). “Anche nella predicazione cristiana si assiste a un occultamento delle cose ultime. Non affrontiamo il tema, o lo facciamo con parole incomprensibili, un gergo clericale scontato e superficiale che non parla più né alla mente né al cuore. Così si finisce nella nebulosa dell’indistinto, nell’illusione della reincarnazione”, spiega.

 

Come dargli torto: lo stato delle cose è esattamente questo. I memento mori che si trovano nelle vecchie chiese sono considerati macabri reperti di un’epoca passata, opere d’arte di qualche scultore o pittore eccentrico amante di teschi e scheletri. Per non parlare dei brividi che dà la frase che si legge nella cripta dei cappuccini in via Veneto a Roma, “Noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete”. Quel che sorprende, semmai, è lo stupore di mons. Paglia nel constatare la drammatica realtà, dopo anni passati a discutere di tutto fuorché di temi come quello della morte. Il Vaticano ha ospitato – e organizzato – interessantissimi convegni sulle “dimensioni morali dei cambiamenti climatici e dell’umanità sostenibile” (anno 2015), sulla “sicurezza alimentare e dieta sana” (2018), sulla “riscoperta della dieta mediterranea e la sua importanza nel mondo del Ventunesimo secolo” (2017).

 

Temi importanti, non v’è dubbio, ma che con i princìpi supremi del cristianesimo c’entrano assai poco, se non lateralmente. E’ vero, mons. Paglia non è direttamente responsabile per l’organizzazione dei forum sugli spaghetti al pomodoro più salutari del bratwürst bavarese – la responsabilità in questo caso è del collega Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia accademia delle scienze e della Pontificia accademia delle scienze sociali, convinto che “quelli che meglio attuano la dottrina sociale della chiesa sono i cinesi” – ma in questi anni in cui in Vaticano hanno prosperato i cultori dell’ecocatastrofismo moderno, l’ex presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia e attuale presidente della Pontificia accademia per la Vita, ha dato il suo contributo fondamentale.

 

Nel 2014, sotto la sua autorevole guida, è stata organizzata la giornata di studio “Famiglia, custodisci il creato!”, titolo nobile che però veniva declinato nelle seguenti domande: “Come si può fare in modo che questi nuovi stili di vita siano, oltre che ecocompatibili anche auspicabili?”. “E come portare i nuclei familiari ad adottarli affinché si possa parlare di conversione ecologica della società?”. Mons. Paglia avvertiva l’urgenza di “individuare strade innovative e coraggiose e stabilire i criteri di un nuovo rapporto con la natura che mettano al centro lo sviluppo di ogni persona e dell’intera umanità”. Alla giornata di studio veniva anche invitato l’economista Jeffrey Sachs, ormai di casa oltretevere, nonostante le sue posizioni non propriamente ortodosse, a cominciare dalla convinta necessità di controllare le nascite per risolvere il problema del sovrappopolamento e per raggiungere l’obiettivo per lui alla portata di mano, la fine della povertà entro il 2030. Per farlo, sostiene l’ospite d’eccezione dell’incontro promosso dall’organismo guidato da mons. Paglia, è necessario “costruire società socialmente inclusive, investire nell’uguaglianza di genere, garantire l’accesso ai servizi educativi e sanitari, eseguire una transizione verso economie a basse emissioni di CO2, realizzare un’agricoltura sostenibile”. Il prossimo anno, la Pontificia accademia per la Vita discuterà di robotica: “Il nostro compito oggi è di approfondire la riflessione sul significato della vita umana, ampliandoci a temi come l’ambiente, le tecnologie, il divario tra i diversi paesi”, ha fatto sapere mons. Paglia. Come dire, l’occultamento delle cose ultime continua.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    05 Dicembre 2018 - 07:07

    È la nuova Chiesa populista , che per correre dietro al popolo fa e dice quello che vuole il popolo, proprio come i nuovi politici. Che dice e vuole il popolo? Bene facciamo pedissequamente quello che esso desidera per la sua felicità.E la Chiesa fa questo. Quando un Papa dice chi sono io per giudicare quello o l'altro peccatore , mi viene qualche dubbio sulle sue convinzioni cristiane e gli insegnamenti del Vangelo. Ma anche io devo dire : chi sono io per giudicare il Papa?. E dovrebbero fare cosi anche i nostri governanti quando si elavano a grandi inquisitori e accusatori dei loro avversari.

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