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L'altro Dio della tentazione

Cambia, per colpa di un verbo greco, la traduzione della preghiera del Padre Nostro. Una svolta con tante resistenze respinte dal Papa: “Un padre non butta giù il figlio, ma lo aiuta a rialzarsi”

26 Novembre 2018 alle 14:08

L'altro Dio della tentazione

Arthur Hacker, “La tentazione di Sir Percival”, 1894 (Leeds Art Gallery)

“Ed ecco la formula prima e somma, per antonomasia, del nostro colloquio con Dio, quale Cristo, ci ha insegnata: il Padre nostro. Essa è l’espressione più semplice, più felice, più profonda della nostra religione. Tutti lo sappiamo”. (Paolo VI)   Il problema è tutto in un verbo, il greco eisferein. Da più di vent’anni (quasi trenta, a dire la verità) teologi e biblisti si interrogano sulla traduzione di questa parola, che in latino è inducere. Ma l’inducere latino non è...

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Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    27 Novembre 2018 - 20:08

    Creature intelligenti e libere, non obbligate, di scegliere il Bene o il Male, Dio ci pone in costante tentazione perché vuol essere liberamente scelto e amato, o rifiutato e odiato. Genesi lo rivela: Dio pose Adamo nell'Eden e "potrai mangiare di tutti gli alberi… MA dell'albero del bene e del male NON DEVI mangiare… ", perciò "lo indusse in tentazione"! Ma poi Gesù stesso, Uomo-Dio, non inizia forse l'evangelizzazione tentato direttamente da Satana tre volte, per poi tornare a tentarLO? Perciò pretendere di non essere esposti alla tentazione è antievangelico, e sciocco o quasi blasfemo chiedere al Padre di evitarci prove cui non ha risparmiato Suo Figlio. Però, Bibbia docet, il maligno, di natura angelica, è più forte dell'uomo e avvantaggiato a prevalergli, come con Eva. Perciò, giusto pregare il Padre di non farci entrar troppo (in-ducere) nella tentazione, e di liberarci dal più forte tentatore, il maligno. Morale: "Non abbandonarci NELLA tentazione", ok. Ma quella c'è, e sempre!

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  • eleonid

    26 Novembre 2018 - 19:07

    Da semplice credente e non da teologo, non ho mai pensato che Dio mi inducesse in tentazione per verificare se sono forte nel resistere ad essa e rimanere a lui fedele. Onestamente ho recitato migliaia di volte il padre nostro senza mai fermarmi a riflettere su questo passaggio, ma mi sono rivolto a Dio fiducioso della sua protezione dai peccati indotti dalle tentazioni. Comunque se la Chiesa reputa opportuno il cambiamento per evitare maliziose interpretazioni, seguirò rispettosamente la sua decisione.

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