Il j'accuse del cardinale Zen al Vaticano

Redazione

L’arcivescovo emerito di Hong Kong contro l’accordo con Pechino

L’Ostpolitik è stata un fallimento. Provate almeno quest’altra strategia, l’evangelica, prima che sia troppo tardi”, scrive il cardinale Joseph Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong, in un lungo articolo pubblicato sul suo blog. Il destinatario dell’invito del porporato salesiano è uno soltanto, quella Santa Sede a quanto pare pronta a riallacciare relazioni con Pechino. La strada pare tracciata, le mezze frasi che da mesi escono dai palazzi vaticani fanno intendere che molto s’è mosso e che un accordo relativo alla nomina dei vescovi è imminente. Zen è da sempre il principale oppositore a ogni intesa, da lui considerata alla stregua di un appeasement con il nemico, visto che – a suo giudizio – la chiesa (e con essa la comunità cattolica cinese) avrebbe più da perdere che da guadagnare da un’apertura diplomatica. Zen diplomatico non lo è, in passato si è detto deluso dalla linea portata avanti dal cardinale Pietro Parolin, segretario di stato e massimo esperto di questioni orientali in Vaticano.

 

Oggi sottolinea che il punto, più che discutere di terne episcopali e di veto dell’una e dell’altra parte è un altro: “Perché dobbiamo sempre domandare ‘che cosa succederà’ e non ‘che cosa dobbiamo fare’? Davanti a una cosa cattiva, perché cerchiamo sempre ragioni per tollerarla piuttosto di prendere la coraggiosa decisione di rifiutare la nostra collaborazione?”. A far allarmare nuovamente il porporato sono state le due recenti ordinazioni episcopali, avvenute alla presenza di un vescovo illecito e imposto dalla polizia. “Come si fa a credere alla loro buona volontà al tavolo del dialogo con il Vaticano? Vaticano che, se non mi sbaglio, non ha neanche accusato il colpo”.

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