Destro esulti pure, ma non contro il suo padrone

Gli attaccanti hanno sempre un che di infido.

11 Maggio 2015 alle 18:03

Destro esulti pure, ma non contro il suo padrone
Gli attaccanti hanno sempre un che di infido. Ne coccoli uno per anni, lo colmi di ogni bene, gli dai da vivere così che non deve fare altro che allenarsi, segnare, accompagnarsi a belle creature e mostrarsi compreso dei mali del mondo: poi un giorno decidi, poco importa perché, di darlo in prestito. E lui ti rifila il calcio del mulo, ti gioca il brutto tiro. Vero è che non è possibile mettere in riga la voglia pazza: un attaccante degno del nome vuole mettere nello spartito la sua personalissima nota, il gesto che scardini il contesto e sia letale all’istante. La gratitudine non sa cosa sia, c’è invece eccome il gusto dello sberleffo. Che segni dunque (e meno male) Mattia Destro. E che esulti, ci mancherebbe: quelli che non lo fanno per rispetto del passato mi danno la costipazione. Un problema però c’è: se la maglia che porti (in questo caso la nostra) ti paga lo stipendio, quella che stai affrontando (in questo caso la Roma) è proprietaria del tuo cartellino, brutalmente è il tuo padrone. E’ ragionevole? E’ sensato? Cosa direbbero la brava Tarantola e il bravo Gubitosi se prestano Bruno Vespa a Mediaset e questo s’inventa una serata di burlesque integrale che asfalta Sanremo? Via, occorre in merito una leggina puntuale, semplice, semplice. Così non può andare nemmeno nel paese dove gli arlecchini servi di molti padroni abbondano.

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