Il derby poteva finire altrimenti?

Quelli dell’hashtag #amala facciano un favore: dicano a Mancini di dismettere quel cachemirino a V azzurrino cacchettina che fa tanto Joachim Löw con aggravante di cravatta ton sur ton.

25 Novembre 2014 alle 15:26

Il derby poteva finire altrimenti?

Quelli dell’hashtag #amala facciano un favore: dicano a Mancini di dismettere quel cachemirino a V azzurrino cacchettina che fa tanto Joachim Löw con aggravante di cravatta ton sur ton. E di tagliarsi il ciuffetto alla Bob Kennedy, lo rende ancora più vanitoso. E giacché vi tengo, vi prego anche di smetterla con “sono Evaristo scusa se insisto”, per stessa ammissione dell’autore della doppietta del derby di trentaquattro anni fa mai si permise di dire una cosa simile a Ricky Albertosi nostro, ché sennò lui, che era il doppio di stazza e di statura, gli avrebbe rifilato un papagno di cui il simpatico e talentuosissimo Beccalossi porterebbe ancora tracce. Perciò non ricominciate con l’altro farlocco “con Roberto mi diverto”, almeno quella su Evaristo, seppur falsa, era spiritosa. Domenica sera non s’è divertito nessuno, né con Roberto, né con Pippo: abbiamo visto un derby mocaccino, nota bevanda milanese che non sa né di caffè né di cappuccino. Poteva finire altrimenti? Poteva il Faraone non stampare sulla traversa l’unico lampo della serata, il lungo lancio di prima, a tagliare tutta la difesa, di Jack Bonaventura? Poteva il compagno di stanza di Wanda Nara ricordarsi come si fa una torsione in elevazione? Sì, ma chissenefrega, sempre spettacolo da periferia calcistica sarebbe stato. Alla fine hanno letto i bugiardini, ognuno a difendere i propri ragazzi che in campo avrebbero dato tutto. Il problema è che questo tutto è poco. Milano sarà pure regredita come città, come forza economica, i tycoon di una volta avranno pure i ricci in tasca, ma non è possibile che in soli tre anni si diventi meno febbrile, meno appassionante di Istanbul, di Atene, di Genova. Sotto il fuoco amico, è finito Torres, una pistola scarica, dicono. Beh se era carica Mou non la lasciava certo a noi. Si vede a occhio che è depresso: d’altronde non gioca con continuità da due anni e in questo Milan nessuno è in grado di armarlo. Ha bisogno di tempo, dunque. E quanto meno del ritorno di Montolivo che non sarà un armaiolo della qualità di Steven Gerrard ma è uno dei pochi del nostro centrocampo che ha piede educato e buona visione della profondità.

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