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La bicicletta di Franco che non c’è più e Annella che lo ricorda senza farsi annientare

Una mamma che scaccia il dolore dalla sua famiglia con delicatezza, una mossa alla volta, senza pretendere troppo

5 Maggio 2018 alle 06:17

La bicicletta di Franco che non c’è più e Annella che lo ricorda senza farsi annientare

Foto di Massimo Frasson, via Flickr

Cara Annalena,

 

l’estate scorsa ero a Londra da mia figlia, tra i trilli e i racconti della sua prima esperienza all’estero da sola, quando è suonato il telefono. Era una mia amica, ha sentito la mia voce allegra e si è incupita subito: mi dispiace, devo dirti una cosa tremenda, è morto Franco, in un incidente stradale, un camion del cantiere della metropolitana che c’è nel nostro quartiere lo ha tirato sotto, lui era in bicicletta, stava andando a lavorare. Franco era un papà della scuola, suo figlio Andrea era all’asilo con la mia e ha fatto l’accoglienza alle elementari a mio figlio, quindi Andrea per noi è un po’ speciale. Incrociavo Franco all’entrata della scuola, sorrisi contenti da lontano, la bicicletta sempre lì, la sua passione, chiacchieravo con Annella, sua moglie, al bar davanti a scuola, quegli incontri che ti mettono di buon umore, leggeri e complici. L’incidente mi ha impressionato molto, al funerale c’eravamo tutti, grandi e piccoli, la maestra di mio figlio mi ha dato i fazzoletti, uno, due, “prenda il pacchetto, ne ho un altro”. Annella teneva stretta la mano dei suoi figli, forte e fragile insieme, l’ho guardata ammirata per tutto il tempo, lo faccio ancora oggi, perché ha una forza che illumina, leggera e complice come le nostre chiacchiere. Domenica organizza un torneo di Scacchi al Castello sforzesco, a Milano, perché Andrea è un campione e perché Annella vuole ricordare Franco nel modo più allegro che si può: il comunicato dell’evento mi ha commosso, ho visto tra le righe Andrea, sua sorella Agnese, la bici di Franco, e soprattutto lei, una mamma che scaccia il dolore dalla sua famiglia con delicatezza, una mossa alla volta, senza pretendere troppo, senza correre troppo, vogliamo ricordare senza farci annientare da quel che ci manca. Anche se manca e mancherà. Io ci vado, vieni anche tu.

Paola Peduzzi, Milano

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