Il Torino, l'Europa e le regole

Vent'anni dopo l'ultima volta, il Torino torna a giocare una competizione europea. Nel frattempo ha avuto un paio di presidenti arrestati, un fallimento sfiorato, diverse retrocessioni, cambi di proprietà continui, un fallimento per davvero (e per questo si è visto spolpare dalle altre società di A la prima squadra del 2005 dove giocavano, tra gli altri, Marchetti, Balzaretti, Quagliarella, Mudingay…), l'azzeramento del settore giovanile, e retrocessioni in serie.

29 Maggio 2014 alle 20:00

Vent'anni dopo l'ultima volta, dunque, il Torino torna a giocare una competizione europea, l'Europa Legue. Nel frattempo ha avuto un paio di presidenti arrestati, un fallimento sfiorato, diverse retrocessioni, cambi di proprietà continui, un fallimento per davvero (e per questo si è visto spolpare dalle altre società di A la prima squadra del 2005 dove giocavano, tra gli altri, Marchetti, Balzaretti, Quagliarella, Mudingay…), l'azzeramento del settore giovanile, e retrocessioni in serie.

Non ci va in base alla classifica finale del campionato, però, perché "sul campo" ci doveva andare il Parma, arrivato sesto con un punto di vantaggio sui granata. Il Parma però non è stato giudicato idoneo a partecipare alla prossima Europa League, dalla Figc prima, e dal Coni poi. L'Uefa impone alle società di rispettare, tra gli altri, determinati requisiti fiscali. Il Parma non aveva pagato in tempo 300.000 euro di tasse (la faccio breve, sui vari siti sportivi trovate la storia dettagliata con più precisione), cosa che automaticamente esclude dalla partecipazione a competizioni Uefa. Al suo posto ci va dunque il Torino.

Essere esclusi da una competizione meritata sul campo per motivi fiscali è brutto, probabilmente ingiusto e molto antipatico. Forse meglio sarebbe pagare una multa salata e giocare lo stesso (come succede in Champions, per motivi diversi, a Manchester City e Psg). Molto meglio sarebbe stato che il rigore calciato da Alessio Cerci al 93' minuto della partita contro la Fiorentina fosse entrato in porta, qualificando il Torino "sul campo".

Però le regole (giuste o sbagliate) sono regole, tendenzialmente dovrebbero essere rispettate. Il Torino aveva pagato tutte le tasse che doveva pagare, il Parma di Ghirardi a quanto pare no (non in tempo, almeno: lo ha fatto quando ha capito che gli avrebbe creato problemi per l'Europa, appunto).

Ora è arcinoto che in Italia, e nel calcio italiano, certe le regole vengono fatte rispettare perentoriamente alle "piccole", mentre per le grandi si trova spesso una soluzione. Capisco la rabbia del Parma e dei suoi tifosi. Proprio il Torino (e come lui Fiorentina e Napoli) fallì per un mancato rispetto delle regole, nel 2005, mentre per altre squadre negli stessi anni si trovarono formule fantasiose per spalmare i debiti e non farle retrocedere. Quando il Torino fallì, aveva conquistato la promozione in serie A sul campo. Ricominciò dalla B. Al suo posto venne ripescato il Treviso.

Lo scorso anno in Spagna c'è stato un caso simile, e la squadra ripescata è stata il Siviglia. Che quest'anno ha vinto la coppa in finale con il Benfica.

Cerci avrà tirato un sospiro di sollievo. Quel rigore al 93' ha fatto un giro lungo, ma alla fine è finito in rete. Su assist di Ghirardi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi