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Il pensiero unico dei warmist sul clima

Non accettano opinioni contrarie al verbo rivelato, i fanatici del riscladmento globale causato dall'uomo, i cosiddetti warmist. Oggi sul Foglio racconto la clamorosa vicenda di Lennart Bengtsson, scienziato svedese con una carriera invidiabile, serio, rigoroso e stimato in tutto il mondo. Bengtsson, che è stato anche direttore del Max Planck Institute per la meteorologia di Amburgo, uno dei migliori centri di ricerca sul clima al mondo, ha fatto l'errore – secondo i warmist – di entrare a far parte del board di consulenti accademici di un think tank conservatore notoriamente molto critico nei confronti della teoria del riscaldamento globale antropico, la Global Warming Policy Foundation.

15 Maggio 2014 alle 19:01

Non accettano opinioni contrarie al verbo rivelato, i fanatici del riscladmento globale causato dall'uomo, i cosiddetti warmist. Oggi sul Foglio racconto la clamorosa vicenda di Lennart Bengtsson, scienziato svedese con una carriera invidiabile, serio, rigoroso e stimato in tutto il mondo. Bengtsson, che è stato anche direttore del Max Planck Institute per la meteorologia di Amburgo, uno dei migliori centri di ricerca sul clima al mondo, ha fatto l'errore – secondo i warmist – di entrare a far parte del board di consulenti accademici di un think tank conservatore notoriamente molto critico nei confronti della teoria del riscaldamento globale antropico, la Global Warming Policy Foundation.

Questo succedeva tre settimane fa. Da allora sullo stimato collega sono piovuti insulti, attacchi e critiche violente da parte di molti scienziati da tutto il mondo.

Intervistato dallo Spiegel, Bengtsson spiegava che la sua è sempre stata una posizione "scettica": da esperto dei modelli al computer (quelli, per intenderci, che l'Ipcc usa per prevederela fine del mondo nei prossimi decenni) ha sempre cercato di paragonare i risultati ottenuti "in laboratorio" a quelli della realtà. E si è accorto che quasi mai combaciano. Ecco perché, anche per "allargare il dibattito" ha accettoto di far parte di questo think tank così discusso.

Le pressioni sono state troppo forti, però, e mercoledì Begtsson si è trovato costretto a dare le dimissioni dalla Gwpf: non sarei più in grado di portare avanti serenamente il mio lavoro e comincerei a preoccuparmi per la mia salute e la mia sicurezza, ha spiegato in sintesi il professore.

La storia è stata ripresa su diversi media internazionali (Times, National Review, Daily Mail tra gli altri).

I warmist esultano: potranno così continuare a sostenere che tutti la pensano come loro, che gli scettici non esistono e se esistono sono dei pagliacci pagati dalle multinazionali del petrolio. Loro, soli, combattono puri e senza interessi nascosti la buona battaglia della verità per la salvezza del mondo. Con ogni mezzo, anche impedendo a un collega di pensarla liberamente.

Un professore serio e preparato come Bengtsson era troppo pericoloso per il pensiero climaticamente corretto.

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