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La satira nell'era dei media virali

 Qualche giorno fa, il sito internet dichiaratamente satirico Daily Currant, ha pubblicato un articolo intitolato: "L'uomo responsabile dell'incidente dell'anello olimpico trovato morto a Sochi". L'incidente a cui l'articolo faceva riferimento era la mancata apertura del quinto anello nella scenografia dell'inaugurazione dei Giochi olimpici.

11 Febbraio 2014 alle 17:41

Qualche giorno fa, il sito internet dichiaratamente satirico Daily Currant, ha pubblicato un articolo intitolato: "L'uomo responsabile dell'incidente dell'anello olimpico trovato morto a Sochi". L'incidente a cui l'articolo faceva riferimento era la mancata apertura del quinto anello nella scenografia dell'inaugurazione dei Giochi olimpici.

L'articolo ha raggiunto in pochi giorni mezzo milione di condivisioni in tutto il mondo, la maggior parte delle quali (bastava are un'occhiata ai social per rendersene conto) da parte di persone che credevano davvero che – in perfetto stile sovietico – il responsabile dell'errore fosse stato ucciso dai sicari di Putin.

L'episodio è molto istruttivo, perché rivela quella che ormai è diventata un'abitudine di chi naviga su Internet e frequenta i social network: condividere prima di leggere un articolo o guardare un video.

I siti ormai sono costruiti in modo da invogliare gli utenti a cliccare subito mi piace, a retwittare e condividere. Tanti lo fanno in automatico, magari per dare l'impressione ad amici e follower che loro leggono molti articoli interessanti, e che certe notizie non se le fanno sfuggire. La fregola di far sapere a tutti che si sa o si è vista una certa cosa (fosse anche un'idiozia) è più forte della fatica di cliccare, leggere, dare un giudizio e poi, eventualmente, condividere. E questo vale molto anche per i giornalisti, spesso i primi veicolatori di bufale in rete.

Gli autori del Daily Currant ovviamente sanno tutto questo, e ci giocano, scrivendo articoli completamente falsi eppure verosimili. Ma il fatto che chi legge non si preoccupi di capire se a dare la notizia è il New York Times o un quotidiano online satirico non è colpa loro.

La satira non è mai stata presa così sul serio come nell'era dello sharing compulsivo

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