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Bimbo Alieno e il nostro desiderio di realtà "reale"

Essere un altro sulla rete non è così semplice. Che Internet e i social network permettano di rimanere nascosti, è forse più vero di quanto non si creda, e lo penso soprattutto in questi giorni di Grande Fratello americano e raconti su come i big data ci rendano tutti rintracciabili.

17 Giugno 2013 alle 16:05

Essere un altro sulla rete non è così semplice. Che Internet e i social network permettano di rimanere nascosti, è forse più vero di quanto non si creda, e lo penso soprattutto in questi giorni di Grande Fratello americano e raconti su come i big data ci rendano tutti rintracciabili. Non mi interessa entrare nel merito di quanto un governo sappia di me a partire di quello che faccio online, ma riflettere su un livello che ci tocca più da vicino ancora, se possibile: il nostro io digitale può far credere di essere chi vuole, raccontarsi solo in parte (io per esempio sui social network tendo a evitare di raccontare qualsiasi cosa privata, soprattutto se riguarda i miei famigliari), essere appunto un altro.

Mi ha colpito (e non solo me) la vicenda di Andrea Boda, fino a ieri noto sulla rete come Bimbo Alieno. Anche chi non si occupa di economia e finanza, ma bazzica abbastanza nel mondo dell'informazione su Twitter ne ha sentito parlare. In questi anni Bimbo Alieno era diventato un opinionista interessante, con giudizi intelligenti sulla realtà economica e non solo; il suo blog era uno di quelli da leggere, il suo account Twitter uno di quelli da avere in timeline. Ieri però Bimbo Alieno ha smesso di twittare e scrivere sul blog. Al suo posto si è materializzato Andrea Boda, che ha scritto un ultimo post – dal titolo "Chiuso per inutilità" – per spiegare l'addio:

Oggi, dopo oltre 4 anni, ho deciso di chiudere questo blog.

Oggi, dopo oltre 4 anni, ho deciso di chiudere questo blog. - See more at: http://bimboalieno.altervista.org/?p=7143#sthash.H50KBNQh.dpuf
Oggi, dopo oltre 4 anni, ho deciso di chiudere questo blog. - See more at: http://bimboalieno.altervista.org/?p=7143#sthash.H50KBNQh.dpuf

È stata un’esperienza importante della mia vita che mi ha procurato molte soddisfazioni (gli inviti su tv, radio e giornali), ma anche molto impegno.
Al di là di considerare nel concreto sostanzialmente inutile questo spazio, ciò che rende irrevocabile questa decisione è la constatazione che l’identità “bimboalieno” ha preso il sopravvento sul suo creatore.
Pertanto questo ultimo post lo scrivo come Andrea Boda, e non come Bimbo Alieno.

Il relativo successo di questo sito, e dell’account twitter collegato, ha distratto le mie attenzioni dalla mia famiglia, dai miei due figli e dalla donna che amo: mia moglie, la vera artefice dell’uomo che sta dietro il nickname.

Non voglio che questo accada ancora, desidero tornare ad essere una persona che si informa perché ne ha bisogno, non che lo fa per esprimere opinioni competenti ad una platea per il brivido di sentirsi uno “stimabile pensatore”.

Grazie a tutti i lettori per il tempo che hanno dedicato alla lettura di questo spazio. Tralasciate pure i commenti mirati a farmi cambiare idea, ho deciso che resterò umano, non sarò più un “alieno”.

Mi colpisce, in queste sue parole, il desiderio di realtà "reale" che esprime. Personalmente penso che la realtà sia una sola, e che sia fondamentalmente sbagliato dividerla in virtuale e "reale". Ma capisco bene quello che scrive Andrea, e lo vedo su di me e su tanti colleghi: a un certo punto l'essere digitale (soprattutto su Twitter) diventa un sottile e sottinteso ricatto con se stessi, una gara a dire la propria opinione su tutto per potere sentirsi "uno stimabile pensatore", uno dalle cui idee non si può prescindere, uno simpatico, arguto, originale e con almeno uno scoop al giorno tra le mani.

Da qualche tempo mi sono imposto di pensare almeno 30 secondi prima di fare un tweet: sei sicuro che sia fondamentale, mi chiedo, che possa aggiungere qualcosa di sensato alla discussione sul tema, o è solo provare quel brivido così bene descritto dall'ultimo post del Bimbo Alieno? Ciò non toglie che la maggior parte dei tweet che faccio sia assolutamente inutile e superflua, sia chiaro.

Nulla contro il narcisismo, probabilmente non farei questo mestiere se non fossi (anche) innamorato delle mie idee. Il mio è solo un piccolo tentativo di sfuggire al trend salottiero che ha preso i social network da parecchio tempo.

Qualche tempo fa mi sono trovato a discutere con alcuni colleghi molto più bravi di me proprio di questo tema, ed è venuto fuori che sui social network è giusto essere se stessi, dire molto di quello che passa per la testa senza preoccuparsi troppo di quello che gli altri possono pensare: tutto è utile al dibattito, e anche se non lo è, è il mondo social di oggi che è fatto così.

Vero, eppure più ci sto dentro più capisco che il pericolo di cui parla Andrea Boda nel suo post, che l'io digitale prenda il sopravvento sull'io reale, è in agguato. Sono convinto che molto dipenda da noi (è pieno di gente che riesce a dividersi egregiamente), ma anche che qualche autodifesa sia necessaria.

Tutto quello che si scrive sui social network e sulla rete è utile, per questo il più delle volte è inutile.

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