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Orgoglio nazionale irlandese

A proposito di inni fischiati, botte ra tifoserie e arresti di hooligans, vi segnalo questa perché mi è davvero piaciuta un sacco (niente botte, solo sana rivalità nazionale e calcistica).

14 Giugno 2012 alle 10:13

A proposito di inni fischiati, botte tra tifoserie e arresti di hooligans, vi segnalo questa perché mi è davvero piaciuta un sacco (niente botte, solo sana rivalità nazionale e calcistica). Il video è di qualche giorno fa. Quello che arriva dal fondo della via è il pullman della nazionale inglese, diretto al proprio albergo. Ad attenderlo due ali di folla ai lati della strada, centinaia di persone. Tifosi inglesi, direte voi. No. Quando il pullman è quasi arrivato. le persone sul marciapiede tirano fuori bandiere verdi, bianche e arancioni: sono tifosi irlandesi. Mentre il bus rallenta, tra i buu della folla, un irlandese intona "The fields of Athenry", bellissimo canto tradizionale della gente di Dublino che racconta la storia di un uomo che si ribella alla Corona inglese e viene arrestato durante la grande carestia che colpì il paese nell'Ottocento. Il canto è il dialogo tra lui e la moglie, separati dal muro della prigione. Lui verrà portato via, c'è una nave prigione che già lo aspetta per portarlo a Botany Bay, in Australia, e chiede alla moglie di crescere loro figlio con dignità. Non ha nulla da rimproverarsi: si è ribellato alla fame cui Londra costringeva il popolo irlandese e Londra lo ha punito. Ma "nulla importa, Mary, quando sei libero". Lo stesso canto che i tifosi irlandesi hanno cantato a squarciagola allo stadio dopo la sconfitta per 3-1 contro la Croazia. Come ha scritto anche Jack O'Malley, la squadra allenata dal Trap probabilmente non vincerà nemmeno una partita, ma ha dei tifosi meravigliosi.

AGGIORNAMENTO: Questa sera migliaia di tifosi in Polonia cantavano questo inno nei minuti finali della partita contro la Spagna. Sotto per 4-0. Se volete farvi un'idea della cosa, guardate qua (è il finale di Croazia-Irlanda).

Piero Vietti

Piero Vietti

Nato a Torino nel 1981. Caporedattore, ha seguito e segue lo sviluppo digitale del Foglio, in cui lavora dal 2007. Ha un passato teatrale e radiofonico e un presente intenso. Per il futuro si sta organizzando con la necessaria ironia. Sposato, ha tre figli. Cuore granata.

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