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In difesa di Buffon (e contro i moralisti a fasi alterne)

Non pensavo che un giorno avrei difeso uno juventino, ma il moralismo (per di più a fasi alterne) non riesco proprio a sopportarlo.

28 Febbraio 2012 alle 10:52

Non pensavo che un giorno avrei difeso uno juventino (e chiedo scusa agli amici granata, che capiranno, spero), ma il moralismo (per di più a fasi alterne) non riesco proprio a sopportarlo.

Immaginate questo: estate 2012, l'Italia è in finale all'Europeo di calcio, magari contro la Francia. A un certo punto della partita un attaccante dei Bleus colpisce la palla di testa che, varcata la linea, viene respinta dal capitano degli Azzurri, Gigi Buffon. Il guardalinee non se ne accorge: si continua a giocare, e alla fine l'Italia vince l'Europeo. Bene, pensate che il giorno dopo i giornali italiani saranno pieni di indignati articoli contro la disonestà del portiere della Nazinale, che sui social network tanti novelli moralizzatori si scaglieranno contro la truffa che non ha permesso ai francesi di vincere, che frotte di commentatori e gente del mestiere chiederanno che Buffon non venga più convocato da Prandelli o che almeno gli sia tolta la fascia di capitano, e che il capo degli arbitri alzerà il sopracciglio chiedendo al portiere juventino di essere più onesto? Rispondo io: no. Al massimo ci sarà qualche occhiolino, molte divertite giustificazioni, soprattutto tanta voglia di accantonare l'accaduto per godersi la vittoria.

Sono convinto che Buffon avrebbe avuto tutte le ragioni per non dire all'arbitro che il pallone colpito da Muntari era entrato (forse poteva – per eleganza – evitare di dire che non se n'era accorto e che se anche fosse non lo avrebbe segnalato, ma chissenefrega), dato che che il suo mestiere – come ha scritto anche Jack O'Malley sul Foglio di oggi – non è l'arbitro, il pm, il prete o l'editorialista del Corriere della Sera o di Repubblica. Buffon è un giocatore, ed è pagato per giocare e vincere. Chi è pagato per dire se il pallone è entrato o no sono il guardalinee e l'arbitro. Trovo assurdo questo dare addosso a uno come lui (impiccandolo tra l'altro a una frase, "se anche me ne fossi accorto non lo avrei detto"), che ha fatto appunto il suo mestiere, e quasi dimenticarsi del guardalinee, che invece non l'ha fatto. Le prediche sui giornali, poi, sono roba da orticaria, soprattutto se fatte da sostenitori di squadre che negli anni non hanno certo brillato per trasparenza e fair play (ma non mi addentro in questa polemica), e che a parti invertite avrebbero gridato pavlovianamente al complotto (quale non si sa, ma avrebbero gridato al complotto). Perché allora nessuno ha chiesto a Mexes di andare dall'arbitro ad ammettere che aveva dato un pugno a Borriello?

Per fortuna non siamo in Inghilterra, dove il moralismo applicato al pallone rischia ogni weekend di trasformare il campionato più bello del mondo, la Premier League, in una recita per educande. E che palle, scusate, anche tutte le analisi sociologiche su Buffon che fa il furbetto perché è italiano e gli italiani sono furbetti e bla bla bla… (a quando un accostamento Buffon-Berlusconi?). Buffon fa il calciatore, e il calcio è uno sport (respingere una palla dietro la linea e non dirlo all'arbitro non è reato). Il fair play è una cosa bella, ma se diventa la scusa per attaccare un campione come lui trasformandoci tutti in preti protestanti no, non mi piace più. Facesse il suo mestiere la terna arbitrale, mettessero l'arbitro di area come in Champions e Europa League. Lavarsi le mani e la coscienza attaccando Buffon è grottesco, ridicolo e molto moralista.

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