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Le intercettazioni e il garante della privacy

23 Giugno 2011 alle 19:34

Oggi – guarda il destino come è strano – il garante della Privacy prof. Francesco Pizzetti ha presentato la relazione annuale sulla privacy in Italia. Proprio mentre in edicola i prinicpali quotidiani italiani pubblicavano lenzuolate di intercettazioni e interrogatori senza nessuna rilevanza penale (ma per spargere un po' di merda qua e là e vendere qualche copia in più), Pizzetti ha fatto un discorso che sembrava un po' quello di chi, in mezzo a un ciclone tropicale che scoperchia case, rivolta automobili e uccide le persone, dicesse: "Piove, ma stiamo aprendo l'ombrello, non preoccupatevi". Detto questo, ha anche fatto tre richieste significative, da tenere a mente e non lasciare cadere:

- che i giudici esercitino il loro ruolo sempre e solo nei processi
- che anche le persone pubbliche abbiano la garanzia di processi in tempi ragionevoli e compatibili con le esigenze di giustizia, e allo stesso tempo accettino di rendere conto dei loro comportamenti ai cittadini e agli elettori nel dibattito pubblico
- che gli operatori dell’informazione rispettino rigorosamente le responsabilità e i principi della loro professione

Qua potete scaricare la relazione. Di seguito un paio di passaggi significativi. Ah, la parola intercettazioni (e suoi derivati) curiosamente compare in tutto solo due volte in ben 26 pagine. Un po' poco?

Abbiamo dedicato tempo e risorse alle attività di intercettazione sulle reti di telecomunicazione e di accesso alle preziose banche dati del traffico telefonico, per garantire che, fermi restando i limiti che solo il legislatore può prevedere per l’utilizzo di tali strumenti, esse avvengano con adeguati standard di sicurezza.
Per quanto riguarda la libertà di stampa e di diffusione delle notizie e delle opinioni, è giusto dare atto che, almeno per quanto riguarda la stampa, si assiste a un lento miglioramento del rispetto delle regole essenziali a protezione della dignità delle persone. Ma sicuramente il risultato non è sufficiente. […] Dobbiamo ricordare ancora una volta quanto abbiamo affermato in più occasioni. Non è nelle competenze del Garante sindacare il ricorso da parte dell’autorità giudiziaria a mezzi di prova consentiti dalla legge, né intervenire laddove le notizie tratte da atti giudiziari abbiano un contenuto di evidente interesse pubblico, specie se riguardano persone note o che esercitano funzioni pubbliche e che quindi, fermo restando il principio di essenzialità e non eccedenza dell’informazione, hanno una protezione della riservatezza necessariamente attenuata.

Per quanto riguarda poi le regole che devono presiedere a un attento bilanciamento della riservatezza e del diritto-dovere di cronaca, noi non possiamo che ribadire la necessità che i media rispettino scrupolosamente i principi fissati nel Codice deontologico, e che l’Autorità giudiziaria per prima assicuri il segreto istruttorio, perseguendo gli eventuali autori delle violazioni. […] Il nostro ruolo e la passione civica che ci guida, ci impongono anche di dire che molto di più e di meglio può essere fatto in Italia, per dare più autorevolezza alla libertà di stampa, alla giustizia e alla politica.

Sono necessarie però alcune condizioni di fondo. La prima, che i giudici esercitino il loro ruolo sempre e solo nei processi. La seconda, che anche le persone pubbliche abbiano la garanzia di processi in tempi ragionevoli e compatibili con le esigenze di giustizia, e allo stesso tempo accettino di rendere conto dei loro comportamenti ai cittadini e agli elettori nel dibattito pubblico. La terza, che gli operatori dell’informazione rispettino rigorosamente le responsabilità e i principi della loro professione. Anche per questo è importante che nel mondo dei media, e ancora di più in quello delle trasmissioni di approfondimento, si affermi l’autonomo rispetto delle regole, a partire dal Codice deontologico, che gli stessi giornalisti si sono dati.

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