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A proposito di Zagrebelsky, Odifreddi e Benigni

Se non c'è sangue non gli piace.

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14 Aprile 2011 alle 16:28

Il giurista torinese Gustavo Zagrebelsky ha dato il via ieri alla Biennale democrazia, una sorta di Palasharp più politicamente corretto e spalmato in cinque giorni. Dopo la neutra lezione del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, ieri sera è toccato a Benigni. Il comico toscano ha recitato e spiegato il sesto canto del Purgatorio di Dante (quello di "serva Italia…" eccetera), naturalmente scelto non per caso, né per la bellezza dei versi, ma ad uso della catarsi che i cinque giorni zagrebelskiani promettono all'anima dei cittadini democratici (portandoci dal "bordello" alla coscienza di dovere "abbattere il tiranno"). Ovviamente oggi i giornali hanno magnificato Benigni, che ha passato mezzo spettacolo a coglionare Berlusconi e il governo (risultando spesso anche molto divertente).

Al solito Benigni ha fatto il furbo, usando Dante per castigare i costumi della politica attuale e per giustificare le sue gag, come se il Poeta le benedicesse di fatto. Peccato però che – e questa è la cosa più divertente – ai puritani assetati di tirranicidio lo spettacolo non sia piaciuto del tutto: da leggere il post di Piergiorgio Odifreddi sul suo blog (dal nome significativo: "Il non-senso della vita") nel quale si lamenta del fatto che Benigni ha perso troppo tempo a spiegare i versi del canto del Purgatorio invece di "concentrarsi sull’invettiva politica, e di attaccarsi a quella per la satira dell’attualità, a partire dal bordello". Vogliono il sangue, loro.

Odifreddi è attraversato, naturalmente, dallo stesso senso di nausea per la politica che attraversa anche Zagrebelsky e, riprendendo i concetti espressi dal costituzionalista in questi giorni di grande battaglia per la democrazia, chiude il suo post (dopo avere ricordato a tutti noi che lui non vota perché la politica fa schifo) invitando all'azione: "Resta da vedere se, come diceva Dante nella Tredicesima Lettera, la poesia può veramente incitare all’azione. O se, usciti dal Palaolimpico, le belle parole si dimenticheranno e cederanno il posto ai brutti voti". Quale azione? Qualche sospetto ce l'ho.

Leggi Così Zagrebelsky indottrina aspiranti tirannicidi

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