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A proposito di scuola pubblica e privata

Dopo il discorso del Cav.

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28 Febbraio 2011 alle 16:42

Punto primo, usiamo i termini giusti: non si tratta di scuole pubbliche e private, ma di scuole statali e non statali (le cosiddette "private", che sarebbe meglio chiamare "paritarie", sono pubbliche anch'esse).

Punto secondo, mi sembra che, come al solito, Berlusconi abbia usato parole un po' avventate, certamente troppo generiche, ma a mio parere non così lontane dalla verità.

Nel discorso del Cav. salverei almeno un concetto, che è il fulcro delle sue parole: cioè che non c'è libertà di educazione in un paese in cui dei genitori sono costretti (fondamentalmente per motivi economici) a mandare i figli in una scuola statale il cui progetto educativo non è il loro. Perché uno stato non può garantire a tutti di educare i figli dove meglio credono?

Certo è sbagliato dire che tutte le scuole statali sono "influenzate da deleterie ideologie", ma è vero che statisticamente è facile trovare professori ideologicamente schierati sempre dalla stessa parte. Non ritengo valido il ragionamento scuola pubblica=scuola de sinistra, scuola privata=scuola libera, ma credo anche che non si possa parlare di scuola libera là dove l'iniziativa educativa di un singolo non è favorita dallo stato (ove ne riconosca l'utilità pubblica). Non per forza direttamente (soldi alle scuole), ma di sicuro indirettamente (soldi alle famiglie).

Si rilanci la scuola pubblica sostenendo maggiormente la formazione degli isegnanti, e si attui – magari partendo dall'esempio fruttifero dei buoni scuola – una reale parità scolastica, in modo da rispondere in pieno al desiderio e alle esigenze di tante famiglie che vorrebbero (e dovrebbero) potere educare i figli come meglio credono.

Intanto voi potete darci una mano raccontandoci le vostre esperienze qui.

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