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L'anno prossimo farà ancora più caldo?

Se pensate che la colpa sia nostra, sì.

25 Maggio 2010 alle 18:40

CLIMA: PER CRISI, DA FRANCIA E GERMANIA STOP TAGLI C02/ANSA   (ANSA) - BRUXELLES, 25 MAG - E' tutta in salita la strada per aumentare dal 20 al 30% l'obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di C02 entro il 2020: alla vigilia domani della presentazione al collegio di una sua comunicazione nella quale si afferma che la crisi economica ha ridotto i costi di questo passaggio, rendendolo ''tecnicamente fattibile ed economicamente sostenibile'', Francia e Germania hanno gelato le ambizioni della commissaria Ue al clima, la danese Connie Hedergaard.    ''Siamo preoccupati per la proposta della Commissione di passare ad un impegno unilaterale di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra dal 20 al 30 per cento'', hanno detto in un incontro stampa congiunto a Bruxelles il ministro tedesco dell'economia Rainer Bruderle e il ministro francese dell'industria Christian Estrosi. La posizione franco-tedesca raccoglie le inquietudini espresse dagli industriali europei, Confindustria inclusa. Per l'Alleanza europea delle industrie piu' energivore, quelle siderurgiche (Eurofer), il passaggio dal 20 al 30% di calo di C02 provocherebbe una perdita secca di attivita' e di posti di lavoro.    Il documento della Hedergaard e' da settimane al vaglio dei servizi della Commissione. Oggi e' ritornato sulla scrivania della commissaria con numerose correzioni. L'ex ministro dell'ambiente danese, che ha presieduto la conferenza sul clima di Copenaghen, per ora resiste sulle sue posizioni. ''Il documento rappresenta un punto di partenza per un dibattito complicato'', e' la sua posizione. ''Non contiene decisioni, ma analisi''. Nella comunicazione di 13 pagine - di cui l'Ansa ha copia - vengono esaminati i costi e i benefici del taglio delle emissioni al 30%, cosi' come le misure pratiche per attuarlo.     L'analisi sostiene che l'obiettivo concordato nel 2007 per una riduzione del 20% ''non e' piu' sufficiente'' rispetto alla dilagante concorrenza delle economie di Usa, Cina, Corea del Sud, cioe' solo alcuni dei principali investitori della cosiddetta ''rivoluzione verde''. E se l'Europa vuole continuare a essere competitiva dovrebbe rialzare la posta, al di la' dei negoziati internazionali in corso. Secondo l'analisi della Commissione Ue, la crisi ha ridotto le emissioni e il prezzo del carbonio: dai risultati preliminari dello studio emerge che arrivare ad un obiettivo del 30% di taglio delle emissioni e' ''tecnicamente fattibile e economicamente possibile''. Viene stimato che una riduzione del 30% delle emissioni al 2020 costa circa 81 miliardi di euro all'economia europea, cioe' lo 0,54% del Pil. Circa 11 miliardi di euro in piu' rispetto alla spesa prevista tre anni fa per il target del 20%, ma con effetti moltiplicati per la leadership nella transizione globale verso un'economia a basso contenuto di carbonio e per i ''posti di lavoro verdi'' creati. ''Bisogna difendere l'industria del ventunesimo secolo e non quella del ventesimo'', ha replicato la Hedegaard alle osservazioni dei colleghi. Le perplessita' di Francia e Germania sono fatte proprie proprie anche da altri paesi, Italia inclusa. Berlino insiste per avere una ''pausa di riflessione'', mentre Parigi richiama la necessita' di collegare la disponibilita' della Ue ad ''impegni comparabili'' delle maggiori economie, Cina e Usa in primo luogo. Dopo il dibattito di domani, la questione sara' esaminata dai ministri dell'ambiente nel consiglio dell'11 giugno a Lussemburgo. Poi passera' sul tavolo del Vertice Ue, del 17 e 18 giugno. (ANSA). 

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