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Il grande freddo

Oggi a Roma.

26 Febbraio 2010 alle 11:34

Oggi a Roma la fondazione Magna Charta orgAnizza questo convegno, durante il quale verrà annunciata questa mozione presentata ieri in Senato dal presidente della commissione Ambiente, Antonio D'Alì:

Il Senato:

considerati gli esiti della Conferenza sul Clima COP 15 (incontro tra i 192 paesi tenutasi a Copenhagen dal 4 al 15 dicembre 2009);

considerato
che il dibattito scientifico nelle ultime settimane ha registrato ulteriori momenti di approfondimento e chiarimento dai quali sono emerse nuove criticità sulla affidabilità dei rapporti dell'IPCC sul cd. riscaldamento globale (GW), in questi ultimi anni alla base delle risoluzioni dell'ONU, del G8 e dell'UE in ordine alle politiche ambientali ed in particolare alla base di straordinariamente impegnativi accordi nell'ambito dei quali l'Italia ha assunto obbiettivi  ed oneri estremamente penalizzanti;

valutato
che queste criticità investono anche la serietà e la correttezza nella divulgazione dei dati forniti dall'IPCC nonché la moralità di alcuni suoi principali esponenti;

che l'UE in materia ambientale ha adottato senza la minima incertezza le tesi catastrofiste basate sui contenuti dei rapporti ONU-IPCC e di alcuni studiosi inglesi alle quali gli altri governi si sono acriticamente accodati condividendo analisi, oggi rilevatesi errate e non sufficientemente supportate dal dato scientifico;

considerato
che il Governo Italiano, con il personale intervento del Presidente Berlusconi nel vertice UE di Bruxelles del dicembre 2008, ha ottenuto una clausola che stabilisce nel marzo 2010 (appunto dopo ed a seguito di COP15) il mese in cui si debba procedere ad una revisione del trattato cosiddetto 20.20.20, a suo tempo stipulato solamente dagli Stati Europei, come già avvenne per il protocollo di Kyoto.
Che la mancata adesione dei Paesi maggiori produttori di CO2 ha reso scarsamente rilevante l'impegno europeo ai fini del contenimento a livello globale delle emissioni di CO2, ove mai tale contenimento sia veramente in grado di influire sulle dinamiche climatiche della Terra;

che l'attivazione di tale clausola costituisce l'unica occasione istituzionale in sede UE per rivedere la politica degli obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 e di sviluppo delle fonti rinnovabili e dei risvolti sanzionatori del loro eventuale non mancato rispetto
 
che il dato scientifico che oggi emerge e la manifesta volontà dei grandi paesi (USA, Cina, India, Messico, Brasile, Sud Africa) emittenti di CO2 i quali hanno chiaramente indicato di voler seguire proprie autonome e non vincolanti in sede internazionale politiche climatiche

impegna il Governo

a chiedere in sede ONU la revisione degli assetti degli organi preposti alle determinazioni delle strategie ambientali, in particolare l'avvicendamento del Presidente dell'IPCC dott. Pachauri e del Commissario De Boer, osservando che:  - il primo si è manifestatamene rivelato quantomeno fazioso e inaffidabile nella gestione di un ruolo di estrema importanza, tanto da indurre in errore lo stesso segretario generale dell'ONU e comunque i Governi degli stati membri
- il secondo ha dimostrato di non saper gestire la delicata e complessa vicenda delle intese internazionali, continuando ad individuare l'oggetto di possibili accordi utili ed indispensabili a fronteggiare le emergenze planetarie ambientali solamente sulla riduzione della CO2, piuttosto che su vere e concretamente affrontabili questioni quali la deforestazione, l'inquinamento marino, l'inquinamento da residui tossici, l'inquinamento dei rifiuti solidi urbani, temi tutti sui quali si sarebbe potuto invece discutere e raggiungere proficue intese in sede di Conferenza COP15.

a chiedere la riorganizzazione dell'IPCC riconducendolo, come all'origine della sua costituzione, ad un vero organo scientifico dedicato unicamente alla molto complessa problematica dei cambiamenti climatici, sgombrandolo quindi dall'immotivata interferenza di altre discipline;

a promuovere in quell'organismo per l'Italia una maggiore e più qualificata presenza;

a richiedere l'attivazione in sede UE la clausola Berlusconi/marzo 2010 nel senso di dichiarare decaduto, in quanto non più utile, il trattato 20.20.20 e chiederne la sostituzione con un nuovo accordo che meglio risponda al dato scientifico, che riveda gli impegni di riduzione delle emissioni di Co2 su livelli per l'Italia più equilibrati rispetto a quelli assunti dagli altri stati membri aderenti ed in linea con quelli assunti autonomamente da Usa, Cina, India, Sud Africa, Brasile e Messico, paesi maggiormente protagonisti dei consumi di energia mondiali e certamente coinvolgibili con nuove modalità di intesa e riveda altresì i gravosissimi impegni connessi agli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili;

ad adoperarsi affinché la politica ambientale dell'UE abbandoni la linea sinora imposta in particolare dagli Inglesi, dai Tedeschi e dai commissari europei all'ambiente succedutisi nel tempo, anch'essa basata sui dati rivelatisi inesatti dell'IPCC e che ha condotto ai trattati di Kyoto e 20.20.20. ed al fallimento (per fortuna) della Conferenza COP15, linea peraltro già ufficialmente censurata dal Senato della Repubblica e non adeguatamente seguita in occasione di molti incontri internazionali;

ad adoperarsi affinché la politica dell'UE si incentri su emergenze planetarie concretamente affrontabili nella elaborazione di progetti che contengano ragionevoli certezze sul rapporto costi/benefici (es. deforestazione, lotta agli inquinanti, lotta all'inquinamento marino, eliminazione dei rifiuti tossici, smaltimento dei rifiuti, risparmio energetico );

a promuovere iniziative in sede internazionale di attività di vero approfondimento e di vera ricerca scientifica sul tema dei cambiamenti climatici, sulla loro reale consistenza e sulle loro eventuali cause e sulla loro prevedibile evoluzione;

ad adoperarsi affinché tali ricerche vengano svolte anche in sede UPM con specifico riferimento all'area Euro Mediterranea;

a valutare l'opportunità di sospendere, promuovendo una fase di comune riflessione, alcuni progetti internazionali di particolare impegno di spesa, tanto nell' attivazione quanto nella gestione, che sono stati presentati sulla base dei dati e delle previsioni fornite dall'IPCC al contesto politico internazionale, dati rivelatisi poi errati se non addirittura infondati.

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