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Tutta la verità sulla CO2

Veleno? Inquinante? Risponde l'espertone.

21 Dicembre 2009 alle 19:55

Su Svipop leggiamo questa interessante intervista di Fabio Malaspina, fisico dell’atmosfera e tenente colonnello dell’Aeronautica Militare, nonché il direttore del Centro del Monte Cimone per la misurazione della CO2. Uno che se intende, insomma. Parole opposte a quelle allarmate di Copenaghen, le sue: spiega che la concentrazione di CO2 attuale è la più alta da quando la si misura, ma aggiunge che "invece, le temperature globali hanno raggiunto valori più alti di quelli attuali, come ad esempio nel Medioevo nonostante la concentrazione di CO2 fosse minore dell’attuale". Sul rapporto CO2-clima che cambia dice che "nessuno sa cosa può succedere perché del clima sappiamo molto di più del passato ma ancora troppo poco".

Malaspina sgobra gli equivoci sulla CO2 vista come "inquinante" e "veleno": "La CO2 diventa tossica alla concentrazione di circa il 5%, attualmente è intorno allo 0,038% (380 ppm, parti per milione equivalenti a 380  grammi di CO2 per tonnellata di aria) e prima dell’industrializzazione - nel 1750 - era circa lo 0,03%. Quindi da questo punto di vista non c’è alcun problema".

Sui modelli grazie ai quali i catastrofisti spaventano il mondo, precisa: "Quando parliamo di modelli parliamo di scenari e non di previsioni, non di deve confondere le due cose. Vale a dire che si inseriscono una serie di variabili – economiche, sociali, demografiche oltre che climatiche – che forniscono poi dei possibili scenari. Basta che una variabile si comporti in modo leggermente diverso da quanto prospettato per modificare lo scenario. Io sono un fisico con estrazione sperimentale. Però ho osservato che fino all’estate scorsa, i modelli matematici di prestigiosi centri prevedevano, entro pochi mesi, il petrolio a 200 dollari al barile ed una crescita economica che faceva proporre a molti di tassare ulteriormente petrolieri, banchieri, case automobilistiche ed assicurazioni. A distanza di poche settimane, la crisi ed il prezzo del petrolio è sceso a livelli che quasi nessuno aveva indicato. Ciò è accaduto a causa della complessità e non-linearità dei fenomeni economici. Questi processi economici determinanti per l’andamento delle emissioni antropogeniche, che vengono usati nei modelli matematici utilizzati nello studio dei cambiamenti climatici, interagiscono con i fenomeni ancor più complessi dell’atmosfera".

Per questo, dice, oltre ai modelli bisognerebbe prendere anche delle misure. Ma il mio consiglio è che ve la leggiate tutta.

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