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Clima elettorale

Le sere di quasi estate hanno la misteriosa capacità (sarà anche qui colpa del global warming) di fare tutti contenti: ieri notte nel salotto di Bruno Vespa, infatti, avevano incredibilmente vinto tutti.

8 Giugno 2009 alle 09:42

Le sere di quasi estate hanno la misteriosa capacità (sarà anche qui colpa del global warming) di fare tutti contenti: ieri notte nel salotto di Bruno Vespa, infatti, avevano incredibilmente vinto tutti: aveva vinto La Russa che sommava percentuali vecchie nuove in un tourbillon di numeri al termine del quale dimostrava che il Pdl e il governo erano stati confermati dal popolo italiano. Aveva vinto Cesa, che decretava la fine del bipolarismo e festeggiava la vittoria dell'Udc grazie alla sobria campagna elettorale; aveva vinto Leoluca Orlando, che ammiccando alla Melandri una poltrona più in là, spiegava che Di Pietro sta all'opposizione come Aldo Moro stava alla Dc: "Era in minoranza ma dettava la linea" (e faceva scappare un quasi lapsus freudiano a Vespa: "Mi permetta, Orlando, ma quelli erano altri… tempi", quando era evidente che il sottotesto diceva "altri… politici"); festeggiava la Melandri (e con lei Fassino e Marini), che (sempre più simile a certi tifosi di calcio che mentre lo loro squadra latita in serie B godono perché la rivale storica perde la finale di Champions League) noncurante del "meno 7 per cento" gioiva perché il Pdl non era andato come pensava. Quasi festeggiavano i radicali, con Cappato che – attacco routinario a Vespa a parte – sottolineava che "fino a una settimana fa solo il tre per cento degli italiani sapeva che i radicali si candidavano in Europa"; così pure sorrideva Ferrero, che come Cesa salutava la morte del bipolarismo leggendo i risultati del suo partito. Tutti felici, tutti vittoriosi (con la sempre più noiosa premessa: "sono dati parziali, aspettiamo i dati reali"). Chissà come, però, stamattina sono (quasi) tutti scontenti…

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