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Il ministro Prestigiacomo ha ragione

La guerra di cifre tra la Commissione europea e il nostro governo sul pacchetto clima è, semplicemente, ridicola. Ha infatti pienamente ragione il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, quando dice che la stima italiana è in linea con quella dell’esecutivo europeo, secondo cui la bolletta potrebbe essere di 18 miliardi di euro l’anno.

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20 Ottobre 2008 alle 10:59

La guerra di cifre tra la Commissione europea e il nostro governo sul pacchetto clima è, semplicemente, ridicola. Ha infatti pienamente ragione il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, quando dice che la stima italiana è in linea con quella dell’esecutivo europeo, secondo cui la bolletta potrebbe essere di 18 miliardi di euro l’anno. Ma, in ogni caso, non ha senso litigare sui decimali: quello che conta sono gli ordini di grandezza. E l’ordine di grandezza, anche prendendo per buoni i numeri più ottimistici, è vicino all’1 per cento del prodotto interno lordo italiano. Che sia uno virgola qualcosa oppure zero virgola novanta, poco cambia, soprattutto tenendo conto che il barometro economico punta verso la recessione. Altro che innalzamento dei mari tra cent’anni: il problema è lo sgretolamento dell’economia, qui e ora. Per questo l’iniziativa del Cav. è un passo necessario. Certo, la questione sarebbe meno complicata se il governo precedente avesse svolto propriamente il suo mestiere. Invece, si è comportato come quel compratore fesso che, ritenendo troppo basso il prezzo di un bene, chiede di poterlo pagare di più. Il passato non può essere riscritto, purtroppo, ma del doman non v’è (ancora) certezza e, dunque, il governo italiano può e deve pretendere un trattamento più accettabile. L’aspetto più incredibile è che, forse, queste polemiche avremmo potuto risparmiarcele se Bruxelles avesse stimato i costi prima di fissare i target, non dopo. Nessuno si era chiesto, allora, cosa realmente essi avrebbero significato. Non solo in termini finanziari. Per esempio, se prendiamo sul serio gli obiettivi europei, allora le nuove infrastrutture per il gas sono inutili, in quanto il fabbisogno aggiuntivo sarà coperto dalle rinnovabili. A chi devono dare retta le imprese che stanno scommettendo centinaia di milioni di euro su rigassificatori et similia: alle previsioni sui consumi della Commissione europea, che parlano di un aumento della domanda, o agli obiettivi fissati dalla stessa Commissione, che ne presuppongono la contrazione? Comunque, ci sentiamo di rassicurare il commissario Dimas. E’ probabile che le emissioni nel 2008 e nel 2009 si ridurranno, a causa della recessione e del calo della produzione industriale. Noi pensiamo che oggi la priorità sia rilanciare l’economia. I soloni del clima sono pronti a sostenere che la crisi è il giusto prezzo per evitare lo scioglimento di qualche iceberg?

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