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Un tribunale inglese trasforma l’ecoterrorismo in una missione umanitaria

La sentenza è stata emessa alcuni giorni fa, ma le sue ripercussioni possono aprire scenari futuri abbastanza inquietanti: basandosi sul Criminal Damage Act del 1971, che giustifica i danni causati a una proprietà se questi evitano un danno maggiore, il tribunale di Maidstone, in Gran Bretagna, ha assolto sei attivisti di Greenpeace per i danni arrecati alla centrale elettrica a carbone di Kingsnorth, sulla cui ciminiera i sei si erano arrampicati abusivamente (provocando circa quarantaquattromila euro di danni) per scrivervi sopra: “Gordon, buttalo”.

6 Ottobre 2008 alle 09:51

La sentenza è stata emessa alcuni giorni fa, ma le sue ripercussioni possono aprire scenari futuri abbastanza inquietanti: basandosi sul Criminal Damage Act del 1971, che giustifica i danni causati a una proprietà se questi evitano un danno maggiore, il tribunale di Maidstone, in Gran Bretagna, ha assolto sei attivisti di Greenpeace per i danni arrecati alla centrale elettrica a carbone di Kingsnorth, sulla cui ciminiera i sei si erano arrampicati abusivamente (provocando circa quarantaquattromila euro di danni) per scrivervi sopra: “Gordon, buttalo”. Gordon è Brown, il primo ministro inglese, e il “buttalo” è riferito al progetto di una centrale di nuova generazione da parte della stessa multinazionale, la E.os. Ma se quando una casa brucia appare evidente che non si possa poi condannare per danni chi per domare il fuoco sfonda porte e finestre, più labile è il confine tra quale sia il danno minore e quello maggiore nel caso degli arrampicatori di Greenpeace. La sentenza risolve il dubbio, spiegando che “la difesa del clima non costituisce reato”, e anzi in certi casi può legittimare atti illegali. Soddisfatti in aula i difensori dei sei attivisti ambientalisti, tra i quali c’era pure il consigliere ombra di Al Gore, James Hansen.

Hansen è il capofila degli “esperti” che da anni teorizzano l’origine antropica del riscaldamento globale: nel giugno del 1988 per primo parlò di “global warming” dinanzi al senato degli Stati Uniti. Da allora ha sostenuto con sempre maggiore convinzione la teoria per cui l’aumento delle temperature sia causato principalmente dall’emissione di gas serra da parte dell’uomo. Noncurante del fatto che la sua previsione di un aumento delle temperature di 0.34 gradi negli anni Novanta si sia rivelata errata (sono aumentate di 0,11 gradi e solo a livello di superficie), continua a consigliare il premio Nobel Gore nella sua crociata contro il caldo. Hansen ha difeso i sei militanti di Greenpeace sostenendo che le emissioni di anidride carbonica della centrale di Kingsnorth avrebbero comunque danneggiato la stessa “proprietà” attraverso gli effetti del cambiamento climatico che la stessa centrale avrebbe contribuito a causare. Quella che sembra una delle più ardite arrampicate sugli specchi ha invece convinto la giuria inglese che ha assolto gli ecoterroristi investendoli di fatto di una missione umanitaria. Come scritto da Iain Murray su National Reviw on line, le conseguenze di questa sentenza sono difficili da prevedere. Come non sentirsi a questo punto autorizzati a danneggiare altri siti o fabbriche che producono troppi gas serra in nome della “difesa del clima”?

Se prima la battaglia contro il riscaldamento globale si combatteva principalmente nel campo politico e in quello economico, da oggi l’“autorizzazione” di certe forme di protesta oltre i limiti della legaltà aggiunge un tassello nuovo a un mondo che prende per buone previsioni ancora da verificare e che a detta di molti scienziati non hanno basi scientifiche. Questo è talmente vero che in uno studio riportato su Nature qualche mese fa, l’Ipcc, istituto di riferimento dei catastrofisti e panel intergovernativo che da anni studia i cambiamenti climatici, sosteneva il contrario di quanto ha sempre detto: secondo ultimi studi, infatti, “la temperatura globale della superficie potrebbe non aumentare nel prossimo decennio”. La notizia non ha però avuto eco mediatica, anche perché, come sostiene il polemista di Fox News Steven Malloy, Al Gore stava raccogliendo denaro “per un fondo d’investimento che mira a trarre profitto dalle tecnologie correlate al global warmig”. La raccolta si è conclusa poche settimane fa con un risultato di 683 milioni di dollari, mentre lo stesso ex vicepresidente americano ne investiva trecento per una massiccia campagna pubblicitaria a sostegno della tesi da “catastrofe imminente”, per usare le parole del suo consigliere James Hansen. Anche grazie alla sentenza di Maidstone sui sei attivisti di Greenpeace, si fa strada l’idea che i toni urlati e le esagerazioni parossistiche siano la carta vincente per trattare questi argomenti, e non (più?) la verità. Prova ne è lo spot radiofonico di Legambiente che in questi giorni sta andando in onda su molti network per convincere gli ascoltatori a partecipare all’iniziativa “Puliamo il mondo”: in un’escalation volutamente surreale, la voce narrante spiega che da una carta buttata per terra si ingenereranno una serie di conseguenze che porteranno l’uomo a mettere le branchie, vivere sott’acqua, nutrirsi di plancton e accoppiarsi con le murene.

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