Perché non è vero che il riscaldamento globale sta facendo scomparire i pinguini

E’ un “cocktail di surriscaldamento globale, esaurimento delle riserve di pesca, turisti e progresso” che sta facendo scomparire i pinguini dal nostro pianeta. E la scomparsa dei pinguini è sintomo della malattia dei nostri oceani. Queste le conclusioni di uno studio della University of Washington che suonano molto simili a quello che il sempre(più)verde Al Gore già tirava qualche anno fa. Bjørn Lomborg, noto “ambientalista scettico”, nel suo ultimo libro “Stiamo freschi” spiega però che le statistiche sul numero dei pinguini sono il più delle volte fatte osservando solo una delle oltre 40 colonie presenti in Antartide.

2 Luglio 2008 alle 16:25

E’ un “cocktail di surriscaldamento globale, esaurimento delle riserve di pesca, turisti e progresso” che sta facendo scomparire i pinguini dal nostro pianeta. E la scomparsa dei pinguini è sintomo della malattia dei nostri oceani. Queste le conclusioni di uno studio della University of Washington che suonano molto simili a quello che il sempre(più)verde Al Gore già tirava qualche anno fa. Bjørn Lomborg, noto “ambientalista scettico”, nel suo ultimo libro “Stiamo freschi” spiega però che le statistiche sul numero dei pinguini sono il più delle volte fatte osservando solo una delle oltre 40 colonie presenti in Antartide, i pinguini Imperatore, effettivamente dimezzata negli ultimi 50 anni (per cause non del tutto legate ai cambiamenti climatici, però). Scrive Lomborg che “In alcune delle maggiori colonie si contano più di 20.000 coppie, ma il numero sembra destinato a salire”. Da sottolineare poi come secondo studi dell’International Union for Conservation of Nature ci sarebbero almeno 200.000 coppie e che “la popolazione sia stabile”: indicativo che infatti i pinguini siano classificati come “specie non minacciata”. Sempre Lomborg richiama l’attenzione sull’incremento del 40 per cento negli ultimi vent’anni dell’altra specie tipica dell’Antartide, l’Adélie. “Tutto ciò conferma” conclude lo studioso danese “la tendenza a tirare sempre in ballo il riscaldamento globale e a non raccontare le cose come stanno”.

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