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In Sardegna è tornata la Prima Repubblica

Ogni partito trova una ragione per essere soddisfatto del risultato delle urne. Proprio come avveniva nell'epoca del proporzionale

26 Febbraio 2019 alle 06:00

In Sardegna è tornata la Prima Repubblica

Il nuovo governatore della Sardegna, Christian Solinas

Solo chi ha qualche capello bianco ricorda le elezioni politiche proporzionali della Prima Repubblica quando i risultati venivano commentati stiracchiando talmente il dato finale con comparazioni acrobatiche quanto improbabili per dimostrare comunque un qualche progresso. Alla fine non c’era uno che ammetteva la sconfitta. Era divertente finché non diventò irritante. Ieri in Sardegna è di nuovo successo. Hanno cantato vittoria quelli del centrodestra e fin qui ci siamo perché il loro candidato ha effettivamente vinto, ma si sono negati alla sconfitta gli altri due candidati, o meglio i loro schieramenti. Il centrosinistra è molto soddisfatto di essere arrivato secondo davanti al candidato del M5s.

 

Per la sinistra equivale a una vittoria che però rivendicano anche i pentastellati, che effettivamente fanno per la prima volta il loro ingresso nell’assemblea regionale. Le comparazioni sono però bizzarre anche quando si vogliono evocare crolli, flop, disastri. Siamo un paese dotato di una serie di sistemi elettorali diversi l’uno dall’altro. L’oggetto del voto non è il solo elemento di differenza. Fra regionali e comunali è per esempio decisivo per il M5s il ballottaggio, presente per i sindaci e assente per l’elezione dei presidenti regionali, nessuno dei quali infatti appartiene al movimento. Il Pd dal canto suo gioca sulla possibilità di costruire coalizioni riproponendo il modello Pisapia che non riuscì a costruire compiutamente alle ultime elezioni politiche. Per le europee dovrà però costruire una lista unica e non una coalizione, che quel sistema elettorale non prevede. Neanche questa operazione pare semplice.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    26 Febbraio 2019 - 19:07

    Chiedo scusa se approfitto di questo spazio. Questo mio va inteso non in contrapposizione con Bordin (non lo sono mai) ma come aggiunta non richiesta, superflua e narcisistica. Ho qualche capello bianco e ricordo perfettamente. Cònstato (o constàto, mi sbaglio sempre) , altresì, che a partire dai leaders politici per continuare coi mass media , i sondaggisti, ecc., continua ad imperare il paragone fra cose poco paragonabili : le elezioni regionali hanno un unico elemento in comune con le europee, le politiche o le amministrative: sono elezioni e si va a votare. Punto. Ne dovrebbe conseguire che trasferire esiti per pronosticarne altri, metodologicamente è scorretto e fuorviante. Mi ricordo un signor 41%. Si continua a sottovalutare la crescente liquidità del voto, sempre più d'opinione e sempre più, ahimè, simile al "like" che si mette ad un post; a discapito del voto d'appartenenza , o di scambio, in calo. Ancora nessun programma di nessuna lista degno di tale nome, per prox europee

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    26 Febbraio 2019 - 16:04

    Caro Bordin. forse sfugge che la Prima Repubblica s'era costruita sulle coordinate decise dalla Costituzione: Parlamento sovrano, i governi si formano in Parlamento, i parlamentari non hanno vincolo di mandato, il gruppo misto a disposizione, una possibilità costituzionale di frammentazione delle varie forza politiche, come metodo democratico, ecc. Il clima geopolitico della guerra fredda, la geografia strategica dello Stivale, la sconfitta del Fronte Popolare, il piano Marshall , l'adesione alla Nato, ecc. permisero, con l'impegno degli italiani di realizzare il miracolo economico. in una società pur ideologicamente e culturalmente divisa. Il consociativismo opportunistico non ha invertito questa realtà che caratterizza la nostra società. Cambiare le denominazioni, destra, sinistra, centro è solo uno sfizio semantico. Potessimo tornare al 1946, prima repubblica. avremmo davanti venti anni di crescita.

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  • giantrombetta

    26 Febbraio 2019 - 08:08

    Bordin, mi meraviglio dei suoi ragionamenti sulle diverse leggi elettorali,quando il trend politico fotografato ogni settimana da somdaggisti affidabili ci dice che il centro destra storico, ovvero fondato sulla coalizione quadripartitica, conquisterebbe largamente la maggioranza in Parlamento. Tutte le elezioni regionali e amministrative hanno confermato con i voti locali le previsioni per il voto nazionale dei sondaggisti seri. Le europee serviranno a precisare i rapporti di forza dentro la coalizione,comunque,vincente,del,centro destra. L’unico interrogativo riguarda Salvini: se e quando fara’ anche a Roma la scelta pare vincente che compie in ogni citta’ o paese. Il resto. mi consenta, e’ fuffa.

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