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Salvini e “manomozza”

A Civitanova Marche il ministro dell'Interno era andato a mangiare in un ristorante noto non solo per le sue qualità gastronomiche

7 Settembre 2018 alle 06:09

Salvini e “manomozza”

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Nella sua estate da leone il ministro Salvini non si è fatto mancare nulla, come è noto. Interviste, tweet, chiusure di porti, aperitivi e apericene, ma anche cene romantiche al Lido di Venezia e bagni di folla nell’alto Lazio. E poi selfie, tanti selfie, non tutti fortunati. In particolare uno a luglio in un ristorante di Civitanova Marche. La cena era stata evidentemente di soddisfazione e il gestore aveva ottenuto la foto con l’ospite illustre. Venne fuori subito che il gestore – il locale è intestato ai figli – era un tipo un po’ particolare: Salvatore “manomozza” Annacondia, pentito nei primi anni 90, boss pugliese di Trani e del nord barese, gravato da imputazioni per oltre 70 omicidi e ora in libertà con un programma di protezione da lui poco curato, visto che si presenta col suo vero nome e non lesina aneddoti sul suo poco commendevole passato. A proposito del presente va poi segnalato che a Civitanova ci sono da tempo polemiche sulla invadente presenza nel porto mercantile di ex malavitosi pugliesi, fra i quali il fratello di Annacondia, anch’egli pentito. Qui non si vuole tanto infierire sul ministro ma considerato che il locale è noto in tutta la provincia per le sue caratteristiche non solo gastronomiche, che dire della scorta del ministro dell’Interno, sicuramente in contatto con la questura locale? “Dove va a mangiare? Da manomozza? Ottima scelta, pesce freschissimo, conosciamo il proprietario”. La storia è vecchia di un mese, i giornali se ne sono occupati un po’ di striscio, ma è un interessante spaccato sulla “lotta alla mafia” , se si considera che Annacondia è un pentito valorizzato nel famoso processo Trattativa e nei suoi derivati.

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Commenti all'articolo

  • gertrud

    07 Settembre 2018 - 17:05

    Povero ministro! girare al di sotto del Po è forse per lui come andare in Libia tra le incomprensibili tribù, sicché deve fidarsi e non sa con chi ha a che fare. E godersi il folclore di Manomozza come un ignaro turista. Peccato che sia ministro dell'interno dell'Italia, e che l'Italia, per ora, è ancora unita.

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  • giantrombetta

    07 Settembre 2018 - 10:10

    Caro Bordin, sarei tentato di chiedermi con viva preoccupazione: ma in che mani siamo. Voglio dire che se le massime autorità di polizia e dei servizi non sono in grado di tutelare nemmeno il responsabile del Viminale da occasionali frequentazioni se non pericolose per la sua persona fisica quanto meno per la sua immagine politica e istituzionale c’e’ di che inquietarsi, non le pare? Se poi, ma non ci credo, il ministro avesse ignorato il consiglio di andar a mangiare altrove l’inquietudine si muterebbe in allarme.

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  • carlo schieppati

    07 Settembre 2018 - 09:09

    E che dire della circostanza verificatasi il 20 dicembre 1991, quando su un volo Roma Palermo si sono trovati a viaggiare insieme Luciano Violante, capo dell'Antimafia e Giovanni Brusca, capo della Mafia. E sì che allora i Servizi erano più efficienti di quelli inesistenti di adesso. Ah già, erano deviati.

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  • massimo_gh

    07 Settembre 2018 - 09:09

    La leggo sempre con molto piacere, debbo però dirle che questa volta, il suo pezzo non mi è piaciuto. Posso anche condividere le sue considerazioni, ma proprio lei che ha della giustizia una visione così "liberale", non dovrebbe indulgere nel malvezzo, utilizzato soprattutto dai professionisti dell'antimafia, di giudicare un politico dalle persone a cui stringe la mano. Probabilmente, se fossi stato ministro dell'Interno avrei evitato, ma pur non amando particolarmente Salvini penso che una svista di questo tipo non sia poi così grave.

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