cerca

La libertà di Giovanni Brusca

La sua richiesta di uscire dal carcere, e il dibattito che ne è scaturito, si muovono in un campo oscuro dove il rapporto fra magistrati e condannati non riesce a trovare regole certe e trasparenza

11 Agosto 2018 alle 06:00

La libertà di Giovanni Brusca

Non posso che ringraziare Errico Novi che, sul Dubbio di ieri, cita qualcosa che ho detto nella rassegna stampa di Radio radicale di due giorni fa. Si trattava della vicenda relativa a Giovanni Brusca e alle sue richieste di uscire dallo stato di detenzione. Una storia molto complicata nella quale, più che al tema dell’ergastolo ostativo, sollevato dal Partito radicale e dalla sua combattiva dirigente Rita Bernardini, è forse utile riferirsi, per capirne qualcosa, alla legge sui collaboratori di giustizia e alla sua applicazione concreta. Sul tema delle pene il discorso è relativamente semplice. Ci sono paesi che non concepiscono l’ergastolo come pena ammissibile. Fece scalpore vedere condannato a 21 anni di carcere Anders Breivik, che nel 2011 uccise in Norvegia 77 giovani socialisti. La massima pena che in quel paese può essere comminata a un cittadino. Se si affrontasse la questione in termini di civiltà giuridica qui si proclamerebbe “siamo tutti norvegesi!” e anche se Brusca se ne avvantaggiasse, tornando a casa dopo aver scontato oltre vent’anni, il danno collaterale sarebbe tutto sommato minimo rispetto a un progresso civile che taglierebbe comunque l’erba sotto i piedi a eventuali Brusca futuri. Ma non siamo in Norvegia e la questione di Brusca “pentito a metà”, da un lato utilizzato dalle procure e dall’altro ignorato nelle sue dichiarazioni incompatibili con le ipotesi accusatorie, ce lo dimostra. Il contenzioso sulla sua libertà si muove dunque non alla luce del diritto ma in un campo oscuro dove il rapporto fra magistrati e condannati non riesce a trovare regole certe e trasparenza. Trattativa oscura sarebbe una espressione appropriata.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    13 Agosto 2018 - 11:11

    Se è vero - e lo è - che il Genio, la Grandezza oggettiva di un Uomo sono determinate dalla capacità che Egli ha di rendere comprensibili concetti anche assai complicati anche per chi "ha studiato"; ebbene: ammiriamo un Genio. La sottovalutazione, la dimenticanza da parte dei più è IRRILEVANTE. Da che mondo è mondo i grandi non hanno mai avuto vita troppo facile. Per l'ennesima volta: grazie. Con aumentata devozione.

    Report

    Rispondi

  • Giovanni

    11 Agosto 2018 - 16:04

    Non riesco a concepire che un individuo che ha strangolato su ordine del boss,con le sue mani, un ragazzino che era vissuto con lui per un certo tempo e ne ha sciolto nell'acido il corpo, possa essere libero e magari godersi la vita. Sono contrario alla pena di morte ma vivere per sempre in prigione in casi efferati come questo, sì, lo considero giusto. In prigione avrà tempo per meditare, forse capire appieno ciò che ha fatto. Credo che finora non si sia pentito veramente sennò non avrebbe neanche chiesto di tornare libero.

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    11 Agosto 2018 - 15:03

    Caro Bordin - Non cadiamo dal pero. Anche i condannati, possono, pur se da punti di vista opposti, tornare utili. La trasparenza, eliminerebbe questa potenzialità. Amen

    Report

    Rispondi

Servizi