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L'opacità del metodo Di Maio

Da Craxi al "giglio magico". similitudini e differenze con il M5s

16 Giugno 2018 alle 06:00

Conferenza stampa di Luigi Di Maio

Conferenza stampa di Luigi Di Maio

In un’intervista a Italia Oggi il sindaco di Parma Federico Pizzarotti fa un paragone, che si può ritenere bizzarro, fra i metodi di Luigi Di Maio e quelli di Matteo Renzi. L’oggetto della similitudine sta nella scelta di entrambi di circondarsi di persona di fiducia a scapito della crescita di una classe dirigente di partito. Se questo è il problema, la questione tocca molte altre figure politiche. La questione può essere inquadrata nell’affermarsi, come modello, politico del cosiddetto partito del leader, nato all’interno della crisi della prima Repubblica, durante la quale i leader giunti al potere tendevano ad avere al fianco collaboratori fidati ma dovevano mediare con l’apparato di partito e di corrente. Berlusconi fu il primo a costruire dal nulla un “partito del leader” e si appoggiò sui quadri Mediaset, D’Alema portò a palazzo Chigi i suoi Lothar, gente di partito ma priva del curriculum ritenuto necessario dall’apparato, che la prese male. Forse il precursore era stato Bettino Craxi. “Ha affidato i soldi del partito a un barista di Alassio” non si capacitava Ottaviano Del Turco. Figuriamoci il legittimo tesoriere, che infatti morì d’infarto. Poi ci fu il “cerchio magico” di Bossi. Infine il “giglio magico” che non ha portato fortuna a Matteo Renzi. Tutte queste vicende, diverse fra loro, hanno però una cosa in comune: i criteri sono opinabili ma non c’è dubbio che la scelta, nel bene o nel male, sia appartenuta al leader e solo a lui. Non si può ragionevolmente dire altrettanto per le persone che, col consenso del capo politico, prendono decisioni importanti per il movimento 5 stelle. Invece di trasparenza il metodo Di Maio aggiunge nuova e inquietante opacità.

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Commenti all'articolo

  • mordini

    19 Giugno 2018 - 04:04

    L'intero ragionamento mi sembra ozioso perché presume che Luigi Di Maio sia più che un mero esecutore. Fa il paio con l'osservazione di Travaglio sulla incorrutibililità del personaggio, che , se è incorruttibile, lo è soltalto perché egli non è la sorgente delle proprie azioni e decisioni. Personaggi come Di Maio possono tradire ma non corrompersi , quindi interrogarsi sullo loro stili di gestire i potere ha lo stesso valore che intergorarsi sullo stili di un burattino . Il burattino ribelle era un tropo letterario alla moda qualche anno fa, de tutto finzionale nel caso di persone come di #Maio che non posseggno all'apparenza .le risorse umane per necesserie sono burattini per scelta e costitututione,nessuna resa da quel parte,

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