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Salvini ignora come funziona la procedura di riconoscimento dello status di rifugiato

Una garbata segnalazione dell’avvocato Andrea Mascherin, presidente della Cassa nazionale forense, che naturalmente non servirà a nulla

14 Giugno 2018 alle 06:00

Matteo Salvini

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Dunque abbiamo un ministro dell’Interno che ignora come funzioni la procedura di riconoscimento dello status di rifugiato, una procedura amministrativa che non prevede l’intervento di avvocati se non in caso di ricorso dopo un esito negativo. Ignora anche che il ricorso riguarda la giustizia civile e il ricorrente può chiedere di avvalersi, se il suo ricorso non appare manifestamente infondato e dunque non automaticamente, dell’istituto del gratuito patrocinio. Dall’intervista di Matteo Salvini traspare anche una confusione imbarazzante fra il ruolo di difensore di ufficio, che di regola non è a spese dello stato ma dell’assistito, e l’istituto del gratuito patrocinio. Tutto questo, e altro ancora, viene garbatamente segnalato al ministro dall’avvocato Andrea Mascherin, presidente della Cassa nazionale forense. Naturalmente non servirà a nulla. A molti, almeno metà dell’elettorato, tutto ciò apparirà chiacchiera da legulei ma è comunque bene che si sappia. Almeno qualcuno, questa è la speranza, potrà riflettere su come in realtà si stia parlando delle regole base non della civiltà giuridica ma della civiltà occidentale comunemente intesa, almeno finora. Il rischio che va concretizzandosi è una giustizia non solo a doppio binario secondo i reati da giudicare, quella c’è già, ma secondo il colore della pelle. A questo rischio rimanda il pressappochismo, politicamente coltivato, del ministro.

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