Dopo le amministrative, ritenere il M5s in affanno è un azzardo

Massimo Bordin

Tutte le conclusioni avventate da evitare dopo il voto di domenica

Era davvero singolare la quantità di spazio dedicata ieri dai quotidiani al blocco di elezioni amministrative e il tentativo di estrarne dati certi sulla politica nazionale. Più che altro nasceranno ulteriori equivoci, c’è da temere. Per esempio il “crollo” del M5s è una lettura, proposta perfino dal Fatto Quotidiano, sostanzialmente infondata. Nelle elezioni comunali, a parte singole affermazioni, anche clamorose come Roma e Torino, il movimento di Grillo non è mai andato bene e c’è sempre stato un crollo dei voti nelle comunali rispetto ai risultati delle politiche e anche delle regionali. Valga il caso della Sicilia dove il M5s si mostra da tempo primo partito alle regionali e alle politiche ma non ha mai governato un capoluogo. Interpretare il risultato come un rimbalzo di difficoltà nel governo nazionale è sicuramente un azzardo. Per il Pd, che sempre il Fatto dà per resuscitato, vale il discorso opposto. Ovviamente un partito del genere non scompare dall’oggi al domani ma nel risultato non si trova altro che la prova della permanenza in vita, comunque grama. Ci sono poi da considerare i 75 ballottaggi che fra quindici giorni potranno magari offrire il destro a considerazioni molto diverse da quelle che abbiamo letto ieri. Un solo esempio, quello di Pisa dove il Pd rischia al ballottaggio una sconfitta che avrebbe un forte valore simbolico. Quanto ai vincenti leghisti c’è nel loro indubbio incremento una quota, già incassata alle politiche, di eletti al sud che provengono da spezzoni di ceto politico locale, con forti tendenze a repentini cambi di simbolo e a una certa disinvoltura amministrativa.

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