Lo show-down del processo sulla "Trattativa"

Massimo Bordin

Si attende per le prossime ore la sentenza della corte d'assise. E i sostenitori delle tesi di Ingroia comincino a temere che quello che loro chiamano negazionismo possa contagiare anche i giudici

Qualunque sia la sentenza, la trattativa c’è stata e chi lo nega è un negazionista come quelli che sostengono che Auschwitz era una stazione termale. Lo stesso generale Mori, in una sua deposizione, ha ammesso che con Vito Ciancimino ha avviato per l’appunto una trattativa. Si vuole negare l’evidenza. Grossomodo è questa l’ultima sponda alla quale si attaccano i sostenitori della tesi accusatoria costruita dal dottore Antonio Ingroia. Siamo ormai, dopo anni, allo show-down. Oggi, o al massimo domani, la corte uscirà e leggerà la sentenza. Pare di capire, a giudicare dalle argomentazioni dell’ultimo minuto, che i sostenitori della tesi Ingroia comincino a temere che quello che loro chiamano negazionismo possa contagiare anche la corte d’assise palermitana. Fondano la loro sicurezza, di facciata, su un possibile equivoco semantico, in parole povere su un piccolo imbroglio. Chi ha mai negato che Mori e il Ros abbiano avviato una trattativa con Vito Ciancimino? Gli avranno sicuramente anche fatto delle promesse in cambio di informazioni su Riina che volevano catturare. Con i potenziali informatori si fa così da che mondo è mondo. E’ un po’ diverso invece ipotizzare che siano andati a proporre una tregua alla mafia in cambio della fine delle stragi. Anche perché Riina l’hanno arrestato davvero, e dopo di lui tutti gli altri capi, mentre le stragi sono continuate per un anno, nel quale peraltro i pm Caselli e Ingroia hanno fatto colloqui investigativi con Vito Ciancimino, che nel frattempo era stato arrestato, accompagnati proprio da Mori e De Donno. Mentre il Ros trattava, i magistrati andavano a prendere un caffè?