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In questa campagna elettorale c'è un'unica novità

L’intreccio ormai tradizionale fra cronaca giudiziaria e politica, per la prima volta da molto tempo, non è più al centro della contesa

28 Febbraio 2018 alle 06:04

In questa campagna elettorale c'è un'unica novità

Foto LaPresse

Si impugnano rosari e vangeli. Ricompaiono accenni di battaglie di strada da anni Settanta. Si importuna il capo dello stato per consultazioni, eventuali e comunque post elettorali, prima ancora che si sia votato. Più che dei programmi si discute dei retroscena. Succede di tutto nella campagna elettorale più pazza del mondo e si rischia di non accorgersi di una novità effettiva. L’intreccio ormai tradizionale fra cronaca giudiziaria e politica, per la prima volta da molto tempo, non è più al centro della contesa. Non che sia sparito ma siamo passati, quasi senza accorgercene, dagli inquisiti agli impresentabili. Lo slittamento semantico è significativo. L’impresentabilità prescinde dai risultati o dal procedere di una iniziativa giudiziaria. La nuova qualificazione dell’anatema poggia sulla carenza di indagini incalzanti su cui costruire una campagna efficace. Eppure le premesse erano state costruite. Ricordate il caso Consip? Quel che ne resta in concreto è solo una gravissima deviazione interna all’arma dei carabinieri, operata da alcuni degli investigatori. Infatti ne parla solo questo giornale. Il resto sono chiacchiere o minuzie, come l’ultima che vede protagonista il sindaco a 5 stelle di Bagheria, Patrizio Cinque, di cui la procura chiede il rinvio a giudizio per una storia di abusivismo che sembra un racconto di Camilleri. Delle iniziative giudiziarie verso esponenti politici, questa campagna elettorale ha dovuto sostanzialmente fare a meno. Il cambiamento è comunque inquietante. Il centro della campagna elettorale più che l’antipolitica è stato l’antiparlamentarismo. Un male antico, come ha ricordato ieri Paolo Mieli sul Corriere della Sera.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    28 Febbraio 2018 - 09:09

    Visione ottimistica. A me sembra piuttosto che la partita elettorale anzichè giocarsi, come dovrebbe, in ambito prettamente politico e su temi eminentemento politici, la vedo dibattersi come in un grande tribunale virtuale di piazza dove tutti cercano ferocemente di squalificarsi e delegittimarsi reciprocamente con un gergo volgarmente giustizialista. Non dibattiti su programmi politici a confronto bensì scambi di invettive, minacce, promesse ma soprattutto di vendette. Insomma, il peggio del peggior giustizialismo ha fatto scuola. L'ombra di Davigo incombe sugl'italiani tutti: colpevoli, corrotti, ideologicamente falsi, indegni fino a prova contraria, tutti indiziabili e condannabili finchè morte non sopraggiunga. Con queste premesse di fatto, e col potere arbitrario di vita o di morte in mano alle toghe di qualsiasi livello come pistole cariche in attesa del bersaglio politico che oserà rifiutarsi al dovuto "atto di sottomissione", auguri di buon voto!

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  • giantrombetta

    28 Febbraio 2018 - 08:08

    Come certamente anche lei sa, caro Bordin, il macigno giudiziario determinante per questa tornata elettorale e’ la mancata pubblicazione della sentenza della Corte Europea sulla candidabilita del Cav. Berlusconi. Credo che i dati di lunedì 5 confermeranno anche ad un acuto osservatore come lei che con Berlusconi candidato il centro destra avrebbe vinto comodo. Con malizia , confesso, trovo conferma della mia previsione in questa semplice controprova: se la sentenza fosse stata sfavorevole al Cav. l’ Avrebbero già resa pubblica e largamente pubblicizzata. Questo ci insegna l’esperienza della nostra Seconda Repubblica, che ci ha regalato un supermagistrato alla seconda carica dello Stato che ora va in piazza a cantare a squarciagola Bella ciao, aggiungendo d’aver diritto finalmente a cantare dopo aver fatto cantare migliaia di delinquenti. Poi qualcuno dice che abbiamo perduto il senso delle istituzioni e ci abbandoniamo all’antiparlamentarismo..

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