Di preti, massoni e commissioni

Massimo Bordin

Perché nella relazione dalla commissione antimafia sull'infiltrazione nelle logge si segnala la presenza di alcuni sacerdoti negli elenchi

Nella relazione presentata ieri alla stampa dalla commissione parlamentare antimafia sulle infiltrazioni mafiose nella massoneria c’è in particolare un passaggio che fa riflettere, non sulla massoneria ma sulla commissione. Sulla base di un discutibile sequestro dell’elenco di tutti gli iscritti alle logge, nella relazione si segnala la presenza di alcuni sacerdoti negli elenchi. La presidente Bindi, che firma in prima persona la relazione, si sente in dovere di ricordare in proposito che “in base alla Declaratio de associationibus massonicis” c’è inconciliabilità fra adesione alla chiesa cattolica e alla massoneria, l’iscrizione alla quale resta proibita ai credenti. La presidente coglie l’occasione per ricordare come di recente Papa Francesco abbia respinto le credenziali di un ambasciatore perché iscritto alla massoneria. Cosa c’entri una considerazione del genere in un atto conclusivo di una commissione del Parlamento e non del Sant’Uffizio, è una domanda che nessuno si è sentito di fare visto che la relazione è stata approvata all’unanimità. Non resta che pensare al genius loci. La commissione infatti si riunisce nel palazzo dove fu processato Galileo.

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