Lo ius soli non c'entra col passo indietro di Pisapia

Campo progressista fallisce, un danno collaterale della dissennata scelta della scissione “da sinistra” nel Pd

Lo ius soli non c'entra col passo indietro di Pisapia

Giuliano Pisapia (foto LaPresse)

Lo ius soli, o culturae che sia, c’entra molto relativamente. Meglio lasciar perdere il latinorum, anche perché Giuliano Pisapia è tutt’altro che un azzeccagarbugli, anzi qui, ormai mesi fa, si era scritto che il foro di Milano, senza farsi abbagliare dalle luminarie dei retroscena, poteva prevedere il ritorno di uno dei suoi membri più autorevoli. Da ieri lo scenario è questo. Il ritiro di Pisapia però non può essere seriamente addebitato alle priorità decise dalla maggioranza nell’ultimo scorcio di legislatura. Si può temere che la faccenda sia più complicata, che si tratti di una sorta di maledizione della sinistra continentale incapace di far convivere le sue anime, con la sola parziale eccezione di quella francese fino a che c’è riuscita. In parole povere il fallimento del tentativo di Pisapia, delineatosi come inevitabile fin dall’inizio, può essere letto come un danno collaterale della dissennata scelta della scissione “da sinistra” nel Pd e, per altri versi, di quella di Renzi di prendere a modello Macron piuttosto che i democratici americani. Va detto però che Renzi almeno si mostra figlio del suo tempo, comunque difficile per la sinistra, rispetto a quelli che riesumano, taluni senza nemmeno saperlo, il “terzo periodo” del Comintern.

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Commenti all'articolo

  • emiliano.c

    08 Dicembre 2017 - 01:01

    Bene, ora speriamo che il PD smetta di parlare di coalizioni seguendo gli umori di Franceschini e Orlando e si rimetta a parlare di programmi.

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  • Lou Canova

    07 Dicembre 2017 - 15:03

    Nonostante tutto, non c'è nulla nel nostro paese di votabile in alternativa al PD. Non lo sfascismo sovranista-demagogico grillin-leghista (usciamo dall'euro? Sì, no, boh, forse), non chi vi si accoda ipotizzando doppie monete e risolutive restaurazioni dell'art. 18.

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  • Giovanni

    07 Dicembre 2017 - 15:03

    Non è tutto sommato difficile capire le motivazioni... anzi l'unica e sola motivazione del ritiro di Pisapia: la paura. La paura di diventare un "paria", la paura di essere considerato tale e quale come Renzi, uno che non è di sinistra, uno che è forse peggio di un fascista agli occhi dei purissimi mammasantissima della sinistra che più sinistra non si può.

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  • Andrea

    07 Dicembre 2017 - 09:09

    Come era facile prevedere senza un grammo di fantasia, molti, anche se con diverse motivazioni, stanno ritirando la candidatura al prossimo Parlamento. Oramai la politica è diventata un orpello. Tra cavalieri senza macchia e cavalieri serventi, il governo degli sporchi affari di palazzo non lo vuole più nessuno. Io, da parte mia, che forse valgo più di uno o forse meno ma mai e poi mai come uno, sono abbastanza tranquillo. Voterò a sinistra e per solidarietà nei confronti dei governanti, voterò PD o un Partito Europeista affine.

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