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Grasso, la persecuzione di Ingroia

Si può capire l'ex pm quando critica su Repubblica il presidente del Senato, ma a tutto c'è un limite 

5 Dicembre 2017 alle 06:00

Grasso, la persecuzione di Ingroia

LaPresse / Roberto Monaldo

In fondo Antonio Ingroia, se non giustificare, si può comprendere. Non ci sono solo questioni professionali, ormai antiche ma tutt'ora presenti alla memoria. Il problema è che l’ascesa politica di Pietro Grasso rischia di essere vissuta dall’ex pm dei due mondi come una persecuzione personale. La storia, che ricorda quella di Paperino e Gastone, inizia nel 2013 quando Ingroia si sospende da magistrato per candidarsi a presidente del Consiglio alla testa di un raggruppamento a sinistra del Pd. Fu un disastro di notevolissime proporzioni e mentre Ingroia rimaneva fuori non solo da Palazzo Chigi ma anche da Montecitorio, Grasso entrava a palazzo Madama, eletto nel Pd, e diventava presidente del Senato nel giro di pochi giorni. Ora Ingroia ritenta con una lista bizzarramente battezzata "La mossa del cavallo" senza che nemmeno i circoli degli scacchi se ne siano accorti, mentre Grasso raccoglie ovazioni, titoli di apertura sui giornali e grandi foto, sia pure con Speranza, Fratojanni e Civati che non sono un gran che ma sempre meglio di Giulietto Chiesa. Si può capire dunque l’ex pm quando critica Grasso su Repubblica, è una reazione umana. A tutto c’è comunque un limite, che viene ampiamente superato quando da parte sua si sostiene la necessità di facce nuove in politica e quando, dopo aver comunque perorato la candidabilità dei magistrati si aggiunge che "dovrebbe essere loro vietato di tornare in magistratura dopo aver fatto politica" contando evidentemente sul fatto che tutti si siano dimenticati come si comportò dopo la sua mancata elezione.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    05 Dicembre 2017 - 10:10

    Il grande Arturo Gismondi annunciò la nascita della Repubblica delle Procure con un saggio pubblicato a metà degli anni novanta. La strategia di almeno una parte della sinistra continua ad essere tenacemente e coerentemente perseguita. Con diversi compagni di viaggio ma eguali insuccessi, a quanto pare e, aggiungerei, per fortuna. Alle porte girevoli tra magistratura ” potuto” por mano. Poi naturalmente tutto finisce pure nella canea delle invidie e dei rancori che caratterizza questa sciagurata stagione.

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