Dopo la massoneria, l'antimafia scandaglia il mondo del calcio

Massimo Bordin

Dalla sfilata dei gran maestri si è ora impegnati a palazzo San Macuto con i presidenti di club

“L’episodio che ha visto i tifosi della curva pretendere che i giocatori si levassero la maglia della squadra è stato molto grave”. “Il capo ultrà è un pregiudicato”. “Lo stadio è divenuto una zona franca”. Queste dichiarazioni sono state rese ieri dal presidente del Genoa football club, Enrico Preziosi, non alla “Domenica Sportiva” ma alla Commissione parlamentare antimafia. Gli onorevoli commissari sono infatti da diverse sedute impegnati in una ficcante ricognizione sul mondo del calcio, dopo aver scandagliato quello della massoneria. Dalla sfilata dei gran maestri si è ora impegnati a palazzo San Macuto con i presidenti di club. È innegabile che qualche connessione con esponenti della criminalità organizzata possa esserci nel mondo del calcio, così come in purtroppo tante altre attività, ma il sospetto che l’indagine sia stata avviata, ovviamente con l’impulso decisivo della presidente Rosy Bindi, con attenzione alla maggiore eco mediatica delle audizioni, è un malizioso ma insopprimibile retropensiero. Senza indulgere a ironie di grana grossa, si può comunque segnalare come la dilatazione del campo di azione, o di gioco, che distingue l’operato della Commissione in questa legislatura rispetto a tutte le altre sia inversamente proporzionale all’incisività sui temi che dovrebbero esserle propri.

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