cerca

Da un secolo non siamo riusciti a correggere gli errori del sistema giudiziario

Cosa insegna oggi il primo maxi processo contro la camorra, che si svolse alla fine del primo decennio del novecento

16 Marzo 2017 alle 11:10

Da un secolo non siamo riusciti a correggere gli errori del sistema giudiziario

Molto interessante l’inserto di 80 pagine abbinato ieri a “Il Mattino”. Vi si celebra il centoventicinquesimo anniversario del primo numero del quotidiano, uscito il 16 marzo del 1892. Belle foto di prime pagine d’epoca e ricostruzioni di eventi passati. Significativo in particolare il testo scritto da Isaia Sales sul processo Cuocolo, il primo maxi processo contro la camorra, che si svolse alla fine del primo decennio del novecento con grande interesse di pubblico. Sul banco degli imputati lo stato maggiore della camorra a cominciare dal “capintesta” di allora, tale “Erricone” Alfano. Tutti accusati a vario titolo dell’uccisione di Gennaro Cuocolo e sua moglie, una coppia di dubbia reputazione. Oggi gli storici che si sono occupati della faccenda concordano sul fatto che gli imputati fossero veri camorristi ma le prove, invece, palesemente false. Per spiegare il senso dell’operazione giudiziaria, il professore Barbagallo, in un suo libro, ha pubblicato la lettera che un giurato popolare, un professore di tedesco, inviò a un giudice di cassazione. C’è scritto: “Nel processo si è fatta confusione di concetti morali e giuridici. La tesi del risanamento dei costumi napoletani e la tesi giuridica dell’accertamento dei responsabili dello speciale delitto sono due cose essenzialmente diverse… Tutti vollero gli imputati condannati in nome della rigenerazione morale di Napoli”. Sales ha fatto benissimo a concludere la sua ricostruzione citando questa lettera che evidenzia un metodo giudiziario che in un secolo non abbiamo saputo correggere. Né ci riuscirà la riforma della giustizia votata ieri in Parlamento.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • oliolà

    16 Marzo 2017 - 21:09

    Ieri a "la gabbia open" Maria Giovanna Maglie parlava del buonismo e dei suoi danni collaterali, quando la lasciavano parlare. Imperando la bontà è sempre più facile che le vie della perdizione siano lastricate di buone intenzioni. Ecco perché la "Legge" non può avere "buone intenzioni" ma attenersi soltanto alla Legge.

    Report

    Rispondi

  • mario.patrizio

    16 Marzo 2017 - 19:07

    La politica nel campo della giustizia, non so se è evitabile. Tutt'altra cosa la giustizia, i suoi sacerdoti, nel campo della politica.

    Report

    Rispondi

    • mristoratore

      16 Marzo 2017 - 23:11

      ben detto, complimenti!

      Report

      Rispondi

Servizi