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Il "pizzino" di Romeo e il "bordereau" di Dreyfus

Alcuni indizi sul caso Consip sono stati raccolti in una discarica di rifiuti

2 Marzo 2017 alle 06:00

Il "pizzino" di Romeo e il "bordereau" di Dreyfus

L'imprenditore Alfredo Romeo

Il caso Consip è dunque a una svolta. L’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo mostra un’accelerazione della procura di Roma nell’inchiesta nata a Napoli. Oggi i giornali saranno pieni di particolari che colpiranno la fantasia del lettore. Di fantasie ognuno ha le sue e a me ha colpito leggere come alcuni indizi siano stati raccolti in una discarica di rifiuti. Un appunto di Romeo su un soggiorno in un hotel di Ischia di Carlo Russo, imprenditore di Scandicci amico del padre di Matteo Renzi, oltre a quell’altro appunto, da tutti definito “pizzino”, con una L. e una T., per di più strappato e ricostruito dopo essere stato recuperato fra le carte gettate.

 

Non si può impedire alla fantasia di pensare al famoso “bordereau” trovato in un cestino dello stato maggiore francese nel 1894. Certo fra Alfredo Romeo e Alfred Dreyfus c’è in comune solo il nome di battesimo e non è prudente farsi troppe illusioni sulle gare pubbliche nell’Italia del Ventunesimo secolo ma neanche sul nostro sistema giudiziario. Infatti “è bene sottolineare che nessuno dei pagamenti ipotizzati e nessuno degli incontri con M. e L., se sono davvero Marroni e Lotti, si è poi realizzato. Va detto inoltre che Tiziano Renzi non partecipa a un solo colloquio. Va ribadito che il babbo dell’allora premier non ha incassato un euro da Romeo e potrebbe essere vittima di un colossale misunderstending sulla ‘T.’ o di un colossale millantato credito di Russo”. Queste considerazioni si potevano leggere in un articolo di Marco Lillo sul Fatto di quattro giorni fa. Forse ho esagerato in fantasia ma una prudente attenzione nel leggere i giornali di oggi non guasterà.

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