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Ragionamenti sulle giurie popolari di Grillo

“D’accordo – senti dire a tipi esperti e autorevoli – la trovata dei tribunali speciali è una palese sciocchezza, una boutade, ma…

6 Gennaio 2017 alle 06:00

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Beppe Grillo (foto LaPresse)

Succede di leggere o di ascoltare ragionamenti che, pur prendendo formalmente le distanze da Grillo e dal suo Movimento, riconoscono al comico fallito e ai suoi accoliti una sorta di comunanza di campo in una comune battaglia. “D’accordo – senti dire a tipi esperti e autorevoli, nell’accezione che nelle redazioni si dà a questo aggettivo, tipi comunque di area radicale – la trovata dei tribunali speciali è una palese sciocchezza, una boutade, ma… Ma le giurie popolari sono una importante conquista nella storia del diritto e poi anche l’idea del sorteggio, in tempi di crisi della democrazia rappresentativa, ha un suo perché. Grillo, nelle sue battaglie, per l’informazione e contro i partiti, risponde a problemi che proprio noi radicali abbiamo sollevato. Peccato che non voglia dialogare con noi”. Sarebbe ingiusto intellettualmente accusare di “grillismo” un ragionamento simile. A voler utilizzare un paragone chiaramente sovraordinato, si potrebbe rievocare l’errore di chi tacciò John M. Keynes di intelligenza col nazismo per aver scritto, dopo essersi dimesso da negoziatore, un libro critico sul trattato di pace del 1919. Se non che non risulta che il grande economista inglese si sia mai doluto di un suo mancato dialogo con Hitler.

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