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Giornalisti, sondaggi, indovini e cavalli

11 Novembre 2016 alle 06:03

Giornalisti, sondaggi, indovini e cavalli
“Come andrà a finire?”. Al giornalista invitato al talk televisivo la domanda è considerata un obbligo. Se il malcapitato facesse notare che di mestiere fa il cronista e non l’indovino apparirebbe uno che se la tira e non conosce le regole televisive, dunque, quando si trova inevitabilmente interrogato,  ha davanti a sé due strade: o si mette ad almanaccare ipotesi comunque azzardate per far contenti conduttore e pubblico oppure cita quell’inglese che disse “le previsioni più difficili sono quelle che riguardano il futuro”. Nel secondo caso lo sguardo del conduttore gli trasmetterà un chiaro messaggio: “Tu con noi hai chiuso”. Così sarà salvo. Forse non basterà a evitargli di essere comunque messo nel mucchio gettato in pasto all’indignazione di quelli che lamentano “Ci avevate detto che vinceva Hillary! Vergogna! A casa!”, ma almeno si sentirà in pace con la propria coscienza. E’ così difficile raccontare cosa significa quello che succede, già di per sé intrigante, misterioso e controverso. Quello che succederà è materia da sala corse o da società di sondaggi.

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