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Il negazionismo nella procura di Caltanissetta

Ancora sulla trattativa stato-mafia. Si insiste negli editoriali del Fatto a definire sobriamente “negazionismo” l’evidenza che su questa teoria accusatoria ci siano state già quattro sentenze, tutte assolutorie. 

10 Novembre 2016 alle 06:15

Il negazionismo nella procura di Caltanissetta
Ancora sulla trattativa stato-mafia. Si insiste negli editoriali del Fatto a definire sobriamente “negazionismo” l’evidenza che su questa teoria accusatoria ci siano state già quattro sentenze, tutte assolutorie. Si definiscono “deliri” le tesi sulla indagine esposte anche s u questo giornale dal professore Fiandaca, abitualmente coperto di insulti in quegli editoriali. Il lettore sa a cosa mi riferisco e non la faccio lunga. Ieri però di fronte alla Corte di assise di Caltanissetta, nel quarto processo sulla strage di via D’Amelio, ha parlato non un collaboratore del Foglio ma il pm Stefano Luciani che, nella sua requisitoria, ha affermato: “Non ci sono prove in questo processo che Paolo Borsellino sia stato ucciso perché rappresentava un ostacolo per la presunta trattativa in corso fra stato e mafia”. Il pm ha poi anche aggiunto che, anche se l’allora ministro Mancino non lo ricorda, è provato che ci fu un suo breve incontro con Borsellino ma è anche provato che in quel l’incontro non si parlò di trattativa. In questo caso il pm usa l’espressione “trattativa in corso” ma l’averla prima definita presunta fa intendere che tale è anche la sua evoluzione. Insomma non c’è una prova. Il negazionismo ha fatto breccia alla procura di Caltanissetta?

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